Magistrati e separazione delle carriere, il Pm della Dda di Napoli Francesco Soviero: rischio di controllo da parte dell’esecutivo

NAPOLI – La separazione delle carriere dei giudici, desiderata soprattutto dal centrodestra, è un argomento che è stato pomo della discordia dei rapporti fra politica e giustizia negli ultimi 25 anni. La legge non è stata mai approvata però ha diviso anche gli stessi magistrati, in gran parte contrari. Ma, ad esempio, il giudice Giovanni Falcone ed alcune note toghe erano d’accordo su ciò. Abbiamo sentito il parere di un magistrato in prima linea, Francesco Soviero, attualmente sostituto procuratore della Direzione Distrettuale Antimafia di Napoli, da sempre impegnato contro il crimine in procure di frontiera: prima di approdare nel capoluogo partenopeo ha lavorato a Trapani e Nola.

“Il mio caso è un esempio: ho fatto il giudice per alcuni anni, magari occupandomi anche di criminalità organizzata, prima a Trapani, poi a Nola, dopo ho iniziato a fare il pubblico ministero. Tali esperienze hanno arricchito il mio bagaglio professionale e culturale e mi hanno aiutato a essere un magistrato più attrezzato professionalmente e più equilibrato. Già la legge del 2006 ha posto delle barriere, all’epoca del ministro Mastella, il passaggio oggi è più complicato ed è pure giusto che sia così. Rendere totalmente separate le carriere, come vuole una parte della politica e dell’avvocatura, e se ne parla ormai da tempo, secondo me ha dei vantaggi e degli svantaggi; un pubblico ministero autonomo e indipendente è una garanzia per tutti i cittadini, non solo per le persone offese, ma anche per gli imputati. Perché se il pm, così come il giudice, è soggetto soltanto alla legge e non all’Esecutivo, ha la possibilità concreta di fare indagini su tutti e rendere uguali tutti davanti alla legge.

Oggi, con gli strumenti che abbiamo, possiamo fare indagini non solo al povero extracomunitario, ma anche all’imprenditore facoltoso, politico influente o uomo di governo, perché noi giudici siamo autonomi e possiamo investigare a trecentosessanta gradi con le garanzie di autonomia e indipendenza riconosciute dalla Costituzione e dalle leggi. Con la separazione delle carriere, con due Consigli Superiori e quindi con due organi autonomi, si corre il rischio concreto che il pm dipenda dall’esecutivo, come in alcuni Stati quali l’America e in generali i Paesi Anglo-Sassoni, che però sono lontani socialmente, economicamente e culturalmente dalla nostra realtà, con meno corruzione e una burocrazia più efficiente. È difficile, perciò, cercare strumenti che appaiono più democratici ma in pratica non sono adeguati al nostro ordinamento”.

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