Il caso Fortuna Loffredo, Raimondo Caputo definito “sex offender”

Il caso Fortuna Loffredo, Raimondo Caputo definito

Parlare di Fortuna Loffredo vuol dire aprire una ferita aperta per la comunità caivanese, che non riesce ancora ad accettare l’idea che esistano criminali così spietati nel giro di pochi passi dalle proprie abitazioni. Cominciano a circolare nuove informazioni sulle indagini effettuate, come riportato su Il Mattino, dove tra le diverse motivazioni della condanna ad ergastolo a Raimondo Caputo, è quello di rientrare nella categoria dei “sex offender”.

Il sex offender

In psicologia clinica, la figura del sex offender è associata allabusante seriale. La condizione clinica del soggetto è analizzata in base ai fattori ereditari, ovvero a dei retroscena della sua vita familiare durante l’età infantile.

Ad una prima anamnesi, sono poi correlati i disturbi psicopatologici sviluppati nell’età adulta. Le vittime del sex offender spesso sono dei minori incapaci di difendersi (processo di vittimizzazione) e proprio la loro condizione di vittime rinforza il meccanismo di coazione a ripetere da parte dell’abusante, ovvero la violenza continua.

Il sex offender è considerato un individuo pericoloso, soprattutto “privo di qualsiasi senso morale” – così viene infatti definito Raimondo Caputo – a seguito delle indagini.

Il muro dell’omertà

Tra le diverse difficoltà riscontrate dagli inquirenti per condurre le indagini sul caso, possiamo ricordare la totale manipolazione delle dichiarazioni da parte dei testimoni. L‘omertà, come denunciato diverse volte, è stato il fattore che ha compromesso le indagini facendo dilazionare i tempi.

La voce della verità è giunta quando le tre sorelline, le figlie di Marianna Fabozzi, sono state allontanate dal contesto familiare e messe in salvo in una casa famiglia (mai divulgata al pubblico il nome e l’indirizzo della sede, per tutelare la privacy e la sicurezza delle vittime, n.d.r.). Ancora oggi le tre bambine seguono un percorso di riabilitazione e di assistenza continua. Il processo di elaborazione di un abuso sessuale da parte di un minore è considerato il più complesso esistente, tra i traumi subiti, ma con un buon percorso di assistenza e cura la vita delle vittime può migliorare e avere dopo anni i connotati di un’esistenza serena.

Gli antefatti

La testimonianza dell’amichetta del cuore di Fortuna, la figlia maggiore della Fabozzi, ha risolto il caso. La ragazza raccontò agli inquirenti di aver visto Didò lanciare nel vuoto la piccola Fortuna, il quale era salito su quella terrazza insieme alla piccola.

«Finalmente ho detto tutta la verità, sono felice ora – sostenne allora all’equipe di psicologi la ragazza – mi sento più tranquilla e felice. Quello deve pagare per quello che ha fatto»

Dopo diverse corroborazioni delle prove da parte degli inquirenti (polizia, psicologi e magistrati) partì la condanna di ergastolo a Raimondo Caputo, e la sentenza di condanna a 10 anni della ex compagna Marianna Fabozzi, riconosciuta responsabile di concorso negli abusi sessuali commessi da Titò su altre tre bimbe.

Le motivazioni della sentenza

La sentenza fu emessa il 7 luglio scorso dalla Quinta sezione della Corte di Assise di Napoli composta dal presidente Alfonso Barbarano, il giudice a latere e relatore Anna Elisa De Tolli.

La verità dei fatti è stata racchiusa in 186 pagine narranti ogni tappa delle indagini, le difficoltà riscontrate in seguito al clima di omertà e tutti gli elementi che hanno portato la Corte a condannare Raimondo Caputo all’ergastolo, che sarebbe salito con Fortuna all’ottavo piano e l’avrebbe spinta perché si era ribellata all’ennesimo tentativo di violenza, ed era rimasto con lei fino al momento della precipitazione, secondo la ricostruzione dei magistrati.

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