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La violenza diventa la protagonista delle vicende di cronaca nera

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La violenza diventa la protagonista delle vicende di cronaca nera

Questa settimana è stata cruciale, a partire dai fatti di cronaca nera, che si sono susseguiti in poco tempo. La violenza al primo posto, contro i minori, le donne. Proprio in questi giorni è diventata definitiva la condanna all’ergastolo nei riguardi di Raimondo Caputo che nel 2014 violentò ed uccise la piccola Fortuna Loffredo. Solo ora, dopo diversi anni, possiamo dire che giustizia è stata fatta, anche se niente potrà davvero dare sollievo dopo la perdita di un figlio.

Se solo vogliamo pensare che nel 2017 i minori vittime di reati in Italia sono 5.788, l’8% in più dell’anno precedente e il 43% in più rispetto a dieci anni fa, quando erano 4.061. Il fenomeno è dilagante e desta preoccupazione.

Il discorso sulla violenza ha radici ben profonde, non giustificata nemmeno dagli psichiatri. Come Vittorio Andreoli, che ha 60 anni di esperienza alle spalle in questo lavoro, e sostiene che i matti non hanno nel loro comportamento questa violenza innata.

“Non si dica che è un folle o che si tratti di follia. Da 60 anni vivo in mezzo ai miei matti, ma questo comportamento non è parte della loro vita. È un vile”

(Vittorio Andreoli)

I bambini hanno geneticamente, nelle loro espressioni del volto, delle fisionomie che infondono protezione e conforto. Solo un uomo vile può essere sordo ai loro richiami. Si tratta di una bestia. Con queste parole, lo psichiatra Andreoli condanna duramente il gesto di Tony Essobti Badre, che domenica scorsa ha ucciso a bastonate il povero Giuseppe. Così mentre oggi si fanno i suoi funerali, permane un vuoto enorme in tante persone.

Quando ci sono vittime di violenza, la sensazione di sgomento è sempre molto profonda, diffusa tra la popolazione. Purtroppo aumentano sempre di più i casi e allora ci chiediamo tutti perché si presentano fenomeni del genere? Non possiamo giustificarli con la pazzia, ma con la perdita dei valori, dell’essenza, dell’umanità.

Così come non si giustifica il gesto della madre, assente, immobile sotto shock per tante ore, mentre suo figlio veniva torturato. Un comportamento di Valentina Casa, la madre di Giuseppe, che ha lasciato sbigottiti in tanti.

Non ci sono scuse per la violenza, che quando si presenta non può arrestarsi, può al massimo stabilizzarsi. Una volta spezzato il tabù dei maltrattamenti o delle violenze fisiche, indietro non si torna. Questo spiega il reiterato gesto dei sex offender o delle persone aggressive che non riescono a fermarsi, nonostante siano evidenti i danni causati alle proprie vittime.

Forse il nostro unico spiraglio è quello di intervenire nelle politiche sociali, spesso carenti di servizi, sui nostri territori. L’unica soluzione è di rafforzare il settore dell’assistenza, e diffondere il messaggio che denunciare si rivela sempre la migliore scelta.

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