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La Caivano che non c’è più

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Mi rivolgo ai giovani d’oggi, quelli dei telefonini, internet, a quelli dei navigatori satellitari, WhatsApp, Facebook, dove incontrano centinaia di amici virtuali per poi non conoscere quelli che abitano sullo stesso pianerottolo.

A quelli che a 30 anni vivono ancora con i genitori e chiedendo dei lavori come imbianchino, muratore, barista, falegname, ma sopratutto contadino ti senti rispondere…’Ma questi sono lavori per stranieri’.

A tutti i bravi ragazzi che hanno studiato e per lavorare hanno dovuto espatriare, a quelli che rimangono per realizzarsi, per mettere su famiglia, a quelli che un mestiere se lo inventano e un giorno scriveranno di questa Caivano, voglio raccontare di quella antica cittadina, la mai Caivano che non c’è più.

Gaetano a 13 anni

Noi a scuola prendevamo i ceffoni, e guai a dirlo a casa, ne prendevi degli altri. Noi che alla prima elementare facevamo i ‘palilli’ e guai a non farli dritti. Noi che per toccare una ragazzina si giocava al dottore e quando la sfioravi il basso ventre sentivi dire: ‘Lì no! Sono posti della mammana (l’antica ostetrica)

Noi che la mozzarella la vedevamo solo con la febbre a 40. Noi che a 11 anni giocavamo a mazze e pivz e nascondino, a strummolo (trottola).

strummolo

Noi che per avere un giochino dovevamo aspettare la befana. Noi che per salvagente usavamo una vecchia camera d’aria in disuso a Ischitella. Noi che non conoscevamo tutti questi termini inglesi in uso oggi e se avessimo usato qualche termine a qualche amica qualche parola tipo: ‘Come on! Come on! senza dubbio la risposta ottenuta sarebbe stata: ‘Ma me piagliat pe nù Commò!’

Noi che per tenere i contatti con una ragazzina del cuore dovevamo ingraziarci la sorellina e il fratellino più piccolo per farle portare i bigliettini. Noi che ai matrimoni ballavamo il twist e tutti i frutti, aspettando poi Sapore di Sale, Cuore e Champagne per invitare la ragazzina più carina e tenerla stretta guancia a guancia anche per pochi istanti.

Noi eravamo quelli di Quelli Erano Giorni, canzone di Dalida, Io Vagabondo dei Nomadi, A mano a mano di  Rino Gaetano.

C’era una volta la mia Caivano che purtroppo non c’è più.

Gaetano Di Mauro venne omaggiato come storico locale nel 2012 nella biblioteca comunale di Caivano. Presenziarono all’evento, l’assessore alla cultura Orsini, il poeta Franco Pietrofitta e il giornalista de Il Mattino Antonio Parrella.

 

 

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