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Dove si bruciano i libri prima o poi si bruciano gli esseri umani.

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Il 10 maggio 1933 nella piazza del Teatro dell’Opera di Berlino la gioventù itleriana diede alle fiamme oltre 20.000 libri dei più importanti poeti, filosofi e romanzieri europei.

Naturalmente erano definiti la “feccia” gli esponenti della libera espressione del pensiero e della grande arte letteraria, dai fratelli Mann, Thomas, Brecht e Heinrich, a Eric Maria Remarque (odiatissimo per il celebre romanzo antimilitarista Niente di nuovo sul fronte occidentale), ad Arthur Doeblin (autore dell’altrettanto celebre Berlin Alexanderplatz), a Lion Feuchtwanger, Franz Werfel, Sigmund Freud, a innumerevoli altri. Con loro furono“bruciati” gli italiani Pietro Nenni, Francesco Saverio Nitti, Ignazio Silone (Fontamara era stato da poco pubblicato in tedesco) e, forse soltanto per il cognome ebreo, Vicky Baum, inconsapevole vittima del fanatismo.

Sull’esempio di Berlino in altre 30 città i nazisti diedero alle fiamme centinaia di migliaia di libri.Il ministro della propaganda fascista Joseph Goebbels dichiarò che si trattava di un’opera di purificazione per liberare il popolo tedesco dall’influenza ebraica.

La distruzione dei libri ha accompagnato la storia dell’umanità. Nel 1348 a.c. fu saccheggiata la biblioteca di Tebe. In epoca più recente va ricordato nel 1992 l’incendio della biblioteca di Sarajevo e nel 2003 quella di Bagdad. 

Distruggendo libri e biblioteche si vogliono azzerare tradizioni e culture: ieri come oggi. Difendere i libri vuol dire difendere un presidio di sapere per l’intera umanità. Un bene prezioso da tutelare in un momento storico in cui c’è un sovraccarico d’informazioni ed è difficile distinguere le notizie utili e fondate da quelle inventate.

Da poco sono state aperte le librerie e auspichiamo che presto si potrà accedere anche alle biblioteche pubbliche che come scriveva Yourcenar costituiscono un indispensabile granaio per l’umanità.

Oggi nel conferire carta e cartoni nella raccolta differenziata in fondo al cassonetto c’era un libro abbandonato l’ho prontamente recuperato e ho scoperto che era il diario di Anna Frank. Spero vivamente che tra gli effetti collaterali del covid19 non ci sia la perdita della memoria.

 

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