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Terza edizione della manifestazione “Il coraggio di credere ed impegnarsi”

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Articolo a cura di Antonio Parrella

Cala il sipario sulla kermesse in memoria del giudice Paolo Borsellino e degli uomini della sua scorta, ammazzati nell’attentato palermitano di stampo mafioso di via D’Amelio il 19 luglio del 1992: una Fiat 126, imbottita di esplosivo, veniva fatta saltare in aria davanti alla casa della madre del magistrato. Nella strage persero la vita anche gli agenti Agostino Catalano, Eddie Walter Cosina, Claudio Traina, Vincenzo Li Muli e Emanuela Loi.

Dunque la manifestazione, denominata “Il coraggio di credere ed impegnarsi”, si è svolta presso la chiesa Santissima Annunziata nel pieno rispetto delle norme anti-Covid imposte dalla pandemia, per non dimenticare le vittime del vile attentato. Un’iniziativa fortemente voluta dal parroco don Antonio Cimmino e dal giornalista e scrittore Antonio Trillicoso (associazione culturale Canapa), da sempre in prima linea nella lotta alla malavita organizzata.

Un’azione che Trillicoso svolge anche attraverso i suoi vari articoli e scritti. Al cerimoniale, introdotto da Trillicoso con il ricordo della figura del magistrato, hanno partecipato tra gli altri vari politici locali, ex consiglieri comunali e giornalisti. Presente anche il geriatra Francesco Russo (già sindaco di Frattamaggiore), che nei giorni scorsi ha ricevuto il prestigioso “Premio Liburia 2020”, promosso dall’emittente televisiva Capri Event del dottor Pasquale Turco, per il costante impegno e la grande dedizione al suo lavoro, soprattutto nel delicato periodo della pandemica diffusione del Covid-19.

Poi don Antonio ha celebrato la santa messa. “Il vasto comprensorio caivanese – hanno sottolineato don Antonio e Trillicoso – necessità di legalità, sicurezza e cultura. Pertanto attraverso la terza edizione di questa iniziativa, oltre a voler ricordare la strage mafiosa di via D’Amelio con il barbaro assassinio di Borsellino e della sua scorta, in vista delle prossime elezioni amministrative vogliamo sensibilizzare i futuri amministratori di Caivano a prendere amorevolmente per mano questa cittadina e riportarla ai fasti di un tempo, allorquando era conosciuta come “terra felix” e non come “terra dei fuochi”.

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