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Storie di nobili. Palazzo Capece di Caivano, tra passato e presente

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La storia di Caivano è ricca di particolari ed aneddoti, che solo grazie ad un lavoro di ricerca, possono essere raccontati ai nostri lettori.

La vicenda di oggi ha come protagonisti alcuni personaggi che hanno vissuto a Palazzo Capece.

Un po’ di storia

La costruzione di Palazzo Capece risale alla seconda metà del Settecento. Carlo Andrea Capece (1715- 1779) decise di edificare lungo la via Regia, detta dagli abitanti del luogo “a via
Nova”- che diventerà la strada di collegamento tra il Palazzo Reale di Napoli e la costruenda Reggia di Caserta – una grande Masseria.

Questa struttura in lunghezza si estendeva da Via Nolana (oggi via Rosselli) e terminava a confine con palazzo Pepe e aveva nella parte posteriore degli appezzamenti di terra che superavano i 20 ettari.

Con il tempo questa immensa proprietà è stata frazionata tra i vari eredi e quello che oggi noi chiamiamo Palazzo Capece è l’unica porzione che appartiene alla famiglia Capece discendente dal nobile Carlo Andrea.

Palazzo Capece dunque nei secoli viene ereditato dai diversi figli maschi della famiglia, dapprima da Nicola Capece (1751-1823) e poi da Michele Capece (1790- 1873), figlio di Nicola.

Il dottor Michele ebbe 10 figli, ma solo i 3 maschi, ossia Giorgio (1826 -1872) Pietro (1828 – 1865) e Domenico (1830 – 1893) ebbero diritto ad avere in eredità le diverse proprietà di quest’ultimo.

 

Maria Capece Libertini

Maria Capece Libertini

 

A Giorgio spettò Palazzo Capece, ma sfortunatamente morì molto giovane e lasciò il suo patrimonio in eredità alla moglie, la nobildonna Maria Libertini.

Maria proveniva dalla nobile famiglia Libertini, figlia di Saverio, legata alle tradizioni, preferì sposare dopo la morte di Giorgio, suo nipote Giuseppe Capece (1853-1888) pur di mantenere l’eredità del palazzo e lo status quo. Anche Giuseppe morì prematuramente e la donna si ritrovò vedova per la seconda volta.

Missiva indirizzata a Maria Capece Libertini
Giorgio Capece
Giuseppe Capece

Il debutto delle fanciulle in società

E’ interessante notare come fino alla prima metà dell’800, solo i figli maschi potevano ereditare dei beni di famiglia, come i troni, i casati e i palazzi regi, mentre alle figlie femmine veniva data la dote.

Grazie ad un sistema di relazioni, fatto di incontri tra famiglie nobili, le giovani fanciulle partecipavano ad eventi pubblici, come balli e concerti, per il loro debutto in società. In quelle occasioni, grazie a delle proclamazioni ufficiali, si dava il via al corteggiamento dei gentiluomini che sceglievano la fanciulla gradita, e le chiedevano la mano.

Spesso, dietro tanti corteggiamenti, si nascondevano interessi di famiglie che dovevano conservare il più alto grado di nobiltà, con matrimoni di interesse.

Per una donna, l’unico modo per ereditare dei grandi beni o di accedere ad un rango più alto della sua stessa famiglia di provenienza, era quello di sposarsi con uomini facoltosi. In questo modo avrebbe garantito un’eredità alla sua prole.

La Cappella Capece (1899)

Ritornando alla storia dei Capece, Maria Libertini dunque, rimase l’unica erede di un grande patrimonio che decise di valorizzare nel tempo.
Infatti, nel 1899 ottenne la concessione perpetua per la Cappella Capece, per seppellire i due mariti. La cappella presente nel cimitero di Caivano, è nota per la sua architettura e i suoi affreschi. Sulle scale per accedervi, c’è anche la firma dell’architetto Vincenzo Russo, che seguì i lavori.

Cappella Capece

Le due lapidi dedicate a Giuseppe Capece e a Maria Capece Libertini.

 

 

Dopo la morte di Maria Libertini ad ereditare Palazzo Capece è l’unico figlio maschio, avuto con Giuseppe, Pietro Capece (1881-1956) noto cacciatore e successivamente poi dal figlio maschio di questi – il veterinario dott. Giuseppe Capece (1907-1986), che sposa nel 1934 la N.D. Nora Cafaro (1908-1996), figlia del Cavaliere Alessandro Cafaro, sindaco e primo podestà di
Caivano.

Dal loro matrimonio nascono quattro figli: Elvira, Alessandro, Bianca e Pietro. Ad ereditare il palazzo sono stati i due figli maschi Alessandro e Pietro, quest’ultimo conosciuto a Caivano come Dottor Capece, che ha rilevato negli anno 90’ l’intera struttura. Oggi il palazzo è abitato e gestito dalle 3 figlie di Pietro Capece, Nora, Alessandra ed Annapaola.

Palazzo Capace nel corso di questi anni ha subìto alcune modifiche legate alla ristrutturazione dei locali, favorendo una maggiore solidità all’intero palazzo, che ancora oggi conserva la preziosa eredità delle persone che lo hanno abitato. Non solo elementi riconducibili al passato da stazione di
posta, ma anche una quantità enorme di oggettistica, preziosi, manufatti, statue, quadri e arnesi.

Negli ultimi 50 anni è stato Pietro Capece, in particolar modo, ad arricchire Palazzo Capece grazie alla sua passione per l’arte, ed è proprio grazie anche lui se oggi il Palazzo può vantare una galleria
con innumerevoli oggetti di pregio storico e artistico.


Oggi Palazzo Capece è un complesso di 3000 mq, che si sta rinnovando per potenziare i propri spazi dislocati su più livelli. Può ospitare ogni tipologia di eventi: convegni, manifestazioni
culturali, rappresentazioni storico-teatrali, concerti, feste private. Una parte della struttura sarà dedicata anche alla realizzazione di experience per persone che visitano per la prima volta Napoli, Caserta e Caivano.

Presentazione Palazzo Capece:

 

 

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Enza Angela Massaro
Laureata in sociologia, con curriculum socio-antropologico alla Federico II di Napoli. Giornalista pubblicista, blogger e social media manager. Curatrice di eventi culturali, mostre e presentazioni di libri. Vice segretario nel direttivo del SUGC (Sindacato Unitario Giornalisti Campania). Lavora come docente di sociologia per enti di formazione. Appassionata di tecnologia e moda. Collabora con varie emittenti televisive per interviste e servizi. Ha collaborato come blogger per Fanpage, dal 2012 al 2019, e ha fondato il blog "Respirando Rosa". Adora i contrasti e le sfumature, decisamente una fiera anti-conformista, contro i sistemi di pensiero strutturati e le mentalità chiuse.

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