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Tra Camorra e Terra dei Fuochi Caivano è completamente morta!

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La camorra spara, i bambini scappano e lo stato latita!

Caivano è un paese di circa 37.000 abitanti che si estende su una superficie di 27 km quadrati. Ha due frazioni: Pascarola e Casolla.

Nella frazione di Pascarola è ubicata la zona industriale ASI, che ospita uno dei 3 CDR della Regione Campania accanto al quale sono, tuttora, stoccate circa 2 milioni di tonnellate di eco balle che attendono, da oltre un decennio, di essere smaltite.

Le eco balle non costituiscono l’unica fonte di inquinamento sul territorio, in quanto Caivano è interna alla cosiddetta “terra dei fuochi” dove non è stata avviata, mai, nessuna opera di bonifica.

Le campagne di Caivano sono grovigli di rifiuti ammassati, che non appena cala la notte vengono incendiati e sprigionano diossina e veleni. Non solo le campagne, ma sono tanti, anche i capannoni industriali abbandonati a se stessi e colmi di rifiuti e amianto, come l’opificio sito nei pressi dell’isola ecologica di Via Rosselli.

Queste fonti di inquinamento incidono pesantemente sulle condizioni di salute della popolazione, come accertato da recenti indagini epidemiologiche che hanno evidenziato una crescita esponenziale di patologie oncologiche specificatamente in bambini e anziani.

Caivano, terra dei fuochi e di camorra.

Negli anni 80 si è combattuta una cruenta guerra di camorra fra diversi gruppi criminali, che ha insanguinato le strade del paese con decine di morti ed agguati.

Una lotta per l’egemonia, per spartirsi i proventi dei traffici di stupefacenti, delle estorsioni e dell’usura.

Una guerra tuttora in corso che vede il suo epicentro nel Parco Verde, un agglomerato urbano di circa 5.000 abitanti sorto in attuazione delle legge per la ricostruzione post terremoto del 1980, dove è forte l’incidenza della disoccupazione e della criminalità organizzata, dedita soprattutto alla spaccio degli stupefacenti che ha trasformato Caivano nella piazza di spaccio più grande d’Europa.

La recente stesa, avvenuta nel Parco Verde, è un chiaro segnale che gli equilibri stanno cambiando e sta iniziando la lotta per stabilire chi è il più forte.

Un segnale preoccupante, buio, tetro che spaventa e fa terrore, tanto da portare il parroco locale, Don Maurizio Patriciello, a sospendere il campo estivo per i bambini.

Si, nel Parco Verde lo Stato latita, i bambini scappano e la Camorra vince ancora una volta, ma la cosa che più sconcerta di tutte è il silenzio tombale della politica locale che tace davanti a tale barbarie.

L’encomiabile opera di prevenzione e repressione effettuata dall’arma dei carabinieri presente sul territorio, guidata dal Tenente Antonio La Motta, è palesemente insufficiente per fronteggiare l’estesa rete del crimine organizzato.

Caivano necessità di un ulteriore presidio delle forze dell’ordine attraverso l’istituzione di un commissariato di pubblica sicurezza.

Il tessuto urbano rappresentato dal Parco Verde va riqualificato e rigenerato, molti edifici risultano fatiscenti e bisognosi di manutenzione ordinaria e straordinaria, molti altri sono interamente ricoperti da amianto in pessime condizione che mettono in serio pericolo la salute dei cittadini.

Gli interventi effettuati nel passato si sono rivelati carenti e approssimativi, benché il Comune di Caivano sia stato beneficiario di una somma pari ad 11 milioni di euro, di cui una parte è stata rendicontata al commissario straordinario che si è costituito in giudizio per ottenere la restituzione di circa 5 milioni.

Parco Verde che oltre alla delinquenza, allo spaccio e ai fenomeni criminali ricordiamo che è stato luogo della morte di due bambini, Antonio e Fortuna, precipitati, senza ancora capire del tutto le circostanze, dall’alto di un palazzone. Due bambini dove grava l’ombra dello stupro.

Caivano attraversa una fase di grave emergenza socio-economica, aggravata dall’emergenza covid-19 a fronte di un commercio asfittico e di un agricoltura in disarmo. È cresciuta in maniera significativa la popolazione sotto la soglia di povertà.

L’ente comunale è assolutamente incapace di dare risposte, sia per la pochezza di risorse economiche disponibili che organizzative.

Anche sul piano dei contratti e degli incassi, il Comune di Caivano da anni non riesce ad introitare le somme dovute da persone fisiche e da aziende. Sono tanti, inoltre, i procedimenti giudiziari che gravano su funzionari dell’ente (alcuni andati in pensione), su alcuni ex politici e amministratori del territorio e su aziende che per anni hanno lavorato con il Comune di Caivano.

Troppi affidamenti diretti, poche gare che negli anni hanno visto lo spettro della corruzione.

Il Comune di Caivano ha un solo assistente sociale per porsi in ascolto. Dopo Antonio e Fortuna, un’altra bambina del territorio fu vittima di violenze da parte di un sacerdote locale.

Per mitigare le situazioni socio economiche e culturali più esplosive occorrerebbe un contributo straordinario, una tantum, attribuito dal governo ai comuni per sostenere situazioni di disagio. A Caivano urge costituire uno strumento di contrasto attivo contro la povertà.

Caivano è l’unico paese, a nord di Napoli, che non ha una stazione della Ferrovia dello Stato, benché il territorio sia stato attraversato dalla TAV e ad Afragola sia stata realizzata la stazione “Porta”.

Questo fattore penalizza fortemente i cittadini di Caivano che hanno difficoltà a raggiungere l’area metropolitana di Napoli.

A Caivano è impedito fare sport!

L’impianto sportivo “Ernesto Faraone” è chiuso da anni, a causa di continue ingerenze della Camorra, lo stesso discorso vale per il resto degli impianti sportivi realizzati sul territorio, come il complesso in via necropoli, “Delphinia”, che giacciono incustoditi e completamente vandalizzati. Danni per milioni di euro!

L’emergenza covid-19 ha anche, difatti, inibito l’utilizzo delle poche palestre annesse ai plessi scolastici che risultano agibili, ma completamente abbandonati a se stessi e privi della manutenzione e dell’attenzione che a tali strutture si dovrebbe rivolgere.

Caivano si sta progressivamente trasformando in una ghost-town dove l’unica attività che fiorisce è l’impresa criminale.

A Caivano, anche la stampa è sotto attacco! Nessun giornalista può scrivere che subito entra nel mirino della criminalità e dell’imprenditoria deviata. A Caivano raccontare i fatti è diventato un’azione pericolosa.

Fermo il commercio, abbandonata l’agricoltura, assente ogni iniziativa di edilizia pubblica fiorisce, invece, quella privata.

Gran parte degli interventi di edilizia privata sono realizzati attraverso lottizzazioni convenzionate, uno strumento urbanistico utile laddove si incontra l’interesse privato con quello pubblico.

In molte città si realizzano piani di lottizzazione convenzionati dove accanto alla costruzione di centri commerciali e civili abitazioni sorgono piscine, campi da basket, aree a verde e pubbliche infrastrutture, cedute gratuitamente ai comuni.

A Caivano non c’è traccia di tutto questo a fronte dei tantissimi metri cubi di cemento colati nella città. Nessun area di pubblica utilità.

Terra dei fuochi, di camorra e di cemento.

Si pensi anche a restituire alla città il castello medioevale, centro di scandali e indagini giudiziarie sui lavori interrotti per gravi ingerenze. Ridiamo a Caivano le proprie strutture e la propria dignità.

Questa è diventata Caivano nel corso degli ultimi decenni. Occorre che il governo intervenga immediatamente prendendo coscienza della grave situazione e dei pericoli a cui sono esposti i cittadini.

Dalla data di scioglimento dell’ente per infiltrazioni camorristiche bisognerebbe rivalutare se a Caivano l’ingerenza e l’infiltrazione criminale si sia fermata, si sia rallentata del tutto o sia rimasto tutto così come descritto all’interno della relazione e dei vari procedimenti penali legati, invece, alla camorra locale.

Caivano paese in dissesto economico e sociale non ce la può fare da solo. Lo stato faccia la sua parte. Occorrono mezzi straordinari per impedire che Caivano collassi definitivamente e diventi terra di nessuno.

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Quando si agisce cresce il coraggio, quando si rimanda cresce la paura. Il suo percorso giornalistico è una continua azione a colpi di penna e battute: così ha deciso di far crescere il coraggio in lui. Ama definirsi un giornalista scomodo e amante della verità. Ciro Pisano, giornalista pubblicista dal 2018, ha studiato e si è formato come addetto alla comunicazione, in particolare modo a quella legata a progetti sociali. Diverse le collaborazioni che lo hanno portato al mondo dell’informazione e del giornalismo, da sempre impegnato nel giornalismo di frontiera e legato ai grandi movimenti di sinistra. Fautore del blog adaltavoce.eu, collaboratore nel passato con ilgiornaledicaivano.it ha collaborato con entusiasmo a più riprese con linterferenza, blog d’informazione libera ed indipendente!

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  1. Si tratta di una analisi impietosa ma realistica, Caivano è al collasso altro che Rinascimento strombazzato dai soliti partigiani del proprio particulare. Certo serve tutto, ma quello che manca di più è la speranza. Basta guardare alle vicende degli ultimi tempi per capire che la classe dirigente non è all’altezza della gravità dei problemi. Come si fa a perdere tempo in crisi motivate da corse sfrenate alla ricerca di poltrone? Povero Falco che non è un uccello rapace di tutto incapace, ma più semplicemente uno che vorrebbe fare qualcosa ma si scontra con una realtà sorda. Bisogna che tutti si rimbocchino le maniche e abbandonino la logica introdotta dal bassolinismo che tanto male ha fatto alle periferie e più di tutte a Caivano che sembra un’isola infelice in un mare di contraddizioni non più superabili.

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