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La Chiesa difende il creato, incontro a San Cipriano. Don Patriciello denuncia la mancata assunzione di vigili

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A San Cipriano d’Aversa i vescovi e sacerdoti delle realtà interessate dalle discariche abusive e della Terra dei Fuochi hanno dato vita al secondo incontro, il primo fu il 14 gennaio 2020 a Teano, per parlare e discutere di quello che accade sui loro territori. Provenienti dalle diocesi di Acerra, Aversa, Capua, Caserta, Nola, Sessa Aurunca, Sorrento-Castellammare di Stabia, Teano.

Forti le parole  di don Mimmo Iervolino, viceparroco di Pomigliano: «Si sta Terra putess parlà, allucann dicesse che nun ce la fa chiù. Si sta Terra putess parlà ci dicesse che è stanca per schiaff che damm».

Il vescovo di Acerra monsignor Antonio Di Donna, presidente della Conferenza episcopale campana parla del rapporto con le istituzioni: ‘Tutta la Chiesa campana si è messa in cammino. Noi vescovi da tempo ci incontriamo per progetti comuni, sostenuti dalla Laudato si’. In quest’anno e mezzo, aggiunge, «abbiamo avuto il rapporto dell’Istituto superiore di sanità che per la prima volta riconosce un possibile nesso causale tra presenza dei rifiuti e aumento della mortalità. Noi l’avevamo sempre saputo, lo sapevano le mamme dei bambini morti di tumore». Poi Di Donna si rivolge alle istituzioni: «Abbiamo attivato un dialogo. Non sarà facile. Ma da questo dramma non se ne esce da soli. Ognuno deve fare la sua parte, a cominciare dalla Regione».

Al loro fianco don Maurizio Patriciello non smette di denunciare: «Questa è terra di camorra, qui c’è stato un abbraccio mortale tra imprese del Nord e il clan dei casalesi». E mancano i controlli: «A Caivano ci dovrebbero essere 64 vigili urbani ma ce ne sono solo 10, ad Arzano 21 invece di 58, a Frattamaggiore 8 invece di 50. E a Villa Literno ce n’è addirittura uno solo. Ma cosa potrà controllare da solo? Chiunque potrà scaricare rifiuti!». Quello di don Maurizio, lo dice lui stesso, «è stato un grido di disperazione per farci ascoltare anche da chi non voleva ascoltarci». Ora dice rivolto ai vescovi e ai sacerdoti: «Dobbiamo sporcarci di più le mani. Ce lo chiede anche papa Francesco».

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1 COMMENT

  1. La caduta dell’Impero Romano fu un evento tragico per le popolazioni, Esso determinò una crisi non solo istituzionale, ma fu messa in discussione la stessa convivenza civile e la possibilità di vivere in sicurezza in un territorio devastato dagli eventi politici. Solo l’azione dei Vescovi permise la sopravvivenza di punti di riferimento di quanti avevano bisogno di aiuti e assistenza. Oggi la storia si ripete con tinte fosche e tragiche, La terra dei fuochi è devastata da un patto scellerato tra camorra e poteri forti nel campo economico allocati al Nord. La popolazione incolpevole è soffocato da tale disegno criminale ed è destinata a vivere a proprio rischio in una terra che fu sede e dimora di uomini illustri e prestigiosi, nella terra dei fuochi abitarono persone come Augusto, Cicerone, Mecenate; Virgilio, Leopardi, Croce ecc. Purtroppo oggi e vittima di un disegno perverso di chi mira solo ai propri interessi frutto di volontà di delinquere. Il tutto nel silenzio sostanziale delle Istituzioni. La gente è stanca di protestare e non si fida più di chi rappresentanti di istituzioni malinconicamente passive, Solo i rappresentanti della Chiesa come nel passato si pongono come punti di aggregazione sociale e punti di assistenza e protesta, Don Maurizio si pone come fiduciario di un messaggio positivo ma è sufficiente? IL POPOLO SI DEVE ORGANIZZARE? e come? con le guardie civiche come sosteneva il fondatore della lega? E non sarebbe questa la fine del. o stato democratico? Che la politica locale la smetta di fare crisi alla ricerca della poltrona perduta e ponga al centro della sua azione il riscatto di quella che fu La Campania felix.

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