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Dove sono finiti i giovani di Caivano? L’intervista al consigliere Giuseppe Russo

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I giovani a Caivano non sono valorizzati. In qualsiasi settore, dal sociale alla politica, dal mondo dell’imprenditoria a quello dell’associazionismo, è difficile riuscire ad “emergere”.

Vediamo il percorso di un giovane caivanese, che ha deciso di candidarsi e poi riscontrare diverse difficoltà, senza mai arrendersi.

Giuseppe Russo (Caivano Conta) con Antonio Angelino, è stato eletto come consigliere comunale insieme ad Imma Grande durante le elezioni amministrative del 2020.

Dopo un anno di esperienza in politica come consigliere comunale, possiamo fare un “bilancio” della situazione attuale vigente a Caivano?

«È passato un anno nel consiglio comunale, dove ci siamo dovuti confrontare con la maggioranza, e abbiamo dovuto assistere a episodi che ci hanno fatto subito comprendere che non sarebbe stato facile trovare un equilibrio tra le parti, al fine di ottenere una risoluzione per i problemi del nostro paese.

In rapporto alla maggioranza, posso dire che l’esperienza che stiamo facendo e che farà la maggior parte della nostra generazione, sarà quella di creare una nuova classe politica. Se è vero che non abbiamo la stessa esperienza dei predecessori, abbiamo però le competenze per poter reggere il compito che ci è stato affidato, con l’impegno dei nostri concittadini che ci hanno votato». 

Caivano ha tanti problemi che non si possono risolvere nel giro di un anno, ma almeno dai servizi essenziali si dovrà pur partire. Quali sono state le vostre ultime proposte, vagliate al consiglio comunale?

«Tra le proposte, abbiamo chiesto al sindaco di emettere un’ordinanza per la pulizia del palazzo situato in piazza Cesare Battisti; ad oggi ovvero a quasi a 20 giorni dalla votazione approvata da 25 braccia, ancora non è stato effettuato nulla. Conosciamo benissimo le condizioni del palazzo che è in uno stato di totale abbandono e degrado, oggi trasformato in una dimora per roditori che gironzolano tranquillamente per il centro storico di Caivano, a quattro passi dagli esercizi commerciali e dalle strutture pubbliche.

Sempre restando in tema “ambiente e decoro urbano”, abbiamo proposto di realizzare un’isola ecologica mobile; questa mozione nasce da lontano, ovvero da Bacoli, abbiamo fatto derivare la nostra idea “copiando” il comune flegreo perché ci è piaciuta molto in quanto pratica ed immediata, che risolva definitivamente l’abbandono dei rifiuti ingombranti per strada. Sappiamo che esiste un’isola ecologica che ha degli orari per il ritiro stabiliti in base ad un calendario ed una programmazione, ma i tempi di attesa sono quasi “biblici”. 

La cittadinanza ha bisogno di un servizio continuo. Vogliamo che l’amministrazione possa portare avanti un percorso fatto di servizi pratici e funzionanti, come tutte le città a misura d’uomo! Immaginiamo gli orari in determinate zone con un calendario ben preciso, che potrà essere fatto anche un mese prima, in modo tale che il cittadino possa conferire direttamente il rifiuto nel camioncino, ovviamente parliamo di rifiuti ingombranti e non di rifiuti urbani. Di solito, nei weekend le persone hanno più tempo per dedicarsi alla casa e tendono a smontare i mobili che devono buttare fuori, che vengono poi posizionati e lasciati lì per strada, magari dopo aver prenotato un ritiro che ci sarà anche dopo una settimana. Senza creare nessun costo ulteriore ai cittadini, si riuscirebbe con l’isola ecologica mobile a risolvere già un grosso problema».

Una bella idea, ma secondo lei è realizzabile?

«Le idee bisogna sempre valorizzarle, occorre anche la capacità di dover, saper decidere e indirizzare un atto politico per creare un servizio alla cittadinanza. Spesso sui social leggo diverse lamentele, anche di consiglieri, che scrivono della scarsa capacità dei cittadini di fare una raccolta differenziata.

Si, non posso che concordare, però bisogna mettere anche in campo delle strategie per far migliorare la raccolta differenziata e quindi informare la cittadinanza e ottenere il risultato».

 

Venendo alla questione delle politiche giovanili, anche in questo caso, la domanda è sempre la stessa, c’è in cantiere qualche progetto che possa valorizzare i giovani di Caivano?

«Purtroppo a Caivano la questione giovanile è quasi lasciata in oblio. La gioventù non sa dove aggregarsi». 

Appunto, perché molti ragazzi di Caivano sono costretti a farsi accompagnare dai propri genitori a Frattamaggiore per avere uno stile di vita più moderno e adeguato alle proprie esigenze, piuttosto che restare nel proprio paese? Parliamo di giovanissimi, in quanto sappiamo che una volta diventati maggiorenni, “scappano via”…

Dobbiamo assistere spesso alla “fuga dei cervelli” oppure ai concorsi al nord che costringono molti nostri giovani a lasciare una vita costruita con impegno e sacrificio, per un futuro migliore. E la domanda sorge spontanea. È più forte chi resta o chi va via?

«Il coraggio (la vera forza) a mio parere, è di chi resta e resiste. Chi oggi è riuscito in questo territorio a costruirsi una propria professione, merita il doppio della stima. Non ne faccio un discorso personale, ma è un dato oggettivo. A parità di opportunità, è evidente che esista un divario notevole tra il Nord e il Sud Italia. Per noi che viviamo in un paese di frontiera, ancora peggio. Paghiamo lo scotto di scelte politiche azzardate in passato e se vogliamo lavorare dobbiamo davvero impegnarci il doppio».

Cosa si può fare per questi giovani?  

«Se solo pensiamo a quanto locali esistono, che dovrebbero essere “riempiti” di gioventù caivanese e che invece sono frequentati da persone che provengono da altri territori, ci rendiamo ben conto di quante cose non vadano come dovrebbero.

Abbiamo in passato deciso di investire sulle associazioni, mettendo da parte un fondo sociale, riducendo del 30% i nostri emolumenti proprio per offrire alla cittadinanza un contributo valido per creare aggregazione. Credo che molti ragazzi non escano a Caivano perché non si sentono al sicuro. Come possono stare per strada con motorini che scorrazzano a tutte le ore, con veicoli che corrono ad una velocità impressionante? Ho assistito personalmente ad uno spettacolo assurdo, di macchine che viaggiavano ad una velocità al di fuori di ogni limite consentito in città, con uno stereo ad alto volume, dove era impossibile comunicare, ed era passata la mezzanotte. Non possiamo pensare allo sviluppo della “movida”, se manca in primis un sistema di pubblica sicurezza. Attendiamo i prossimi passi da parte dell’amministrazione per poter parlare di programmi per i giovani e mi creda, ne vorrei discutere volentieri, visto che da sempre ho fatto parte del tessuto associativo di questo territorio. Spero in tempi migliori».

 

 

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