Il secondo tricolore guadagnato in 3 anni ha sancito la definitiva ascesa del Napoli tra le big della Serie A, con buona pace di chi dice il contrario perché incapace di accettare la varietà che caratterizza la serie A. Dietro a questo risultato enorme, che ha fatto tremare tutto il mondo delle scommesse oggi, c’è però una precisa strategia economica, che è risultata tanto solida quanto ambiziosa.
Aurelio De Laurentiis, infatti, non si è limitato a celebrare lo scudetto: bensì ha costruito un vero e proprio modello di gestione che ha il potenziale per cambiare l’equilibrio della serie A, facendo del club partenopeo una “macchina da vittorie” sostenibile anche dal punto di vista finanziario. Nei prossimi anni scopriremo quanto di queste previsioni si avvererà.
C come Conte e consolidamento
Con la conferma di Antonio Conte alla panchina, coaviudata da garanzie sul mercato e massima fiducia nel progetto tecnico, De Laurentis ha scelto di portare avanti con continuità ciò che la tifoseria ha apprezzato: esperienza e disciplina, una somma di elemento che è stata capace di trasformare il Napoli in una squadra capace di reggere la pressione fino all’ultimo minuto del campionato.
Il mercato che vuole far fare a Conte è però possibile grazie ai grandi risultati ottenuti, anche per mero calciomercato, nel corso degli anni precedenti. Durante il corso del 2023/2024, secondo i bilanci, la squadra ha chiuso con un utile netto di 63 milioni di euro e una posizione finanziaria netta positiva che si aggira intorno ai 160 milioni di euro: numeri che non nascono decisamente a caso, ma sono il risultato del sapiente equilibrio tra investimenti e plusvalenze.
De Laurentis infatti, pur avendo sborsato 146 milioni per cercare di rinforzare la rosa, ha potuto contare su 44,5 milioni di euro derivanti da cessioni a cui poi si è aggiunto il meccanismo di ammortamento “front loaded” dei cartellini. In precedenza, infatti, l’investimento su un giovane giocatore veniva diluito in maniera equa durante il corso di quattro diversi esercizi; la scelta napoletana, invece, si adotta attraverso uno schema 40 30 20 10, consentendo di scaricare buona parte del costo nel primo anno e recuperarlo subito attraverso rivendite.
A fare la differenza, quindi sono state cessioni mirate e plusvalenze record, come quelle di Caprile e Kvaratskhelia che hanno fatto migliorare in maniera ulteriore le previsioni sul bilancio 2024/2025, azzerando gran parte del passivo iniziale che era stimato a -135 milioni. Il risultato è un sogno anche per gli economisti calcistici: in un anno di spese eccezionali, il Napoli è riuscito a rimanere entro i parametri di sostenibilità, con un rapporto tra costi e ricavi sempre sotto il 50/60%.
Cosa ci aspetta durante il corso dei prossimi anni?
Accertato che vedremo il Napoli animare le scommesse champions league su betfair durante il corso dei prossimi anni, l’accesso in Champions aiuterà la squadra a guadagnarsi ricavi aggiuntivi ma siamo più che sicuri che questa non farà rinunciare all’atteggiamento prudente tenuto durante il corso degli ultimi anni.
La consapevolezza della dirigenza che gli investimenti superiori ai 60 milioni per singolo giocatore possono alterare in maniera fatale gli equilibri c’è ed è probabile che, nel corso dei prossimi anni, quello che vedremo sarà un mix di innesti a basso profilo e alto potenziale. Un mercato spesso di sopravvivenza, ma che permette di tenere insieme una rosa snella e competitiva con un’impalcatura economica forte, che può osare sul campo senza mettere in rosso i conti.



