La crisi dei partiti e le candidature nelle prossime elezioni

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Ormai siamo a meno di trenta giorni dalle elezioni del sindaco e del consiglio comunale di Caivano e i giochi delle candidature sono fatti.

La prima costatazione da fare è che i candidati a sindaco sono solo tre e nessuno dei tre appartiene al PD o ai seguaci di Clemente Mastella, date le rinunce di Yuri Bervicato e Biagio Abbate. A ciò si aggiunga che Giovanna Palmiero, responsabile politico della sezione locale di Fratelli d’Italia, ha formalmente comunicato agli elettori che non è stata presentata la lista del suo partito dal momento che nelle prossime votazioni di sindaco e consiglio comunale, non ci sono segnali credibili sulla volontà di voler ripristinare il rispetto della legge e la voglia di far politica nell’interesse della gente e non per occupare poltrone.

Inoltre ha comunicato (per far capire che lo scenario è particolarmente grave) e che l’impegno suo e degli altri iscritti al partito ci sarà solo per le elezioni regionali. Tanto che Antonio Angelino ha immediatamente reso manifesta la sua volontà di non volere alzare steccati ideologici e realizzare un programma costruito dal basso che contenga cose concrete, come aveva già affermato nel convegno del 18 ottobre nel “Palazzo Capece”.

Perciò Antonio, credendo nella poliarchia teorizzata da Norberto Bobbio e essendo un convinto sostenitore della democrazia diffusa ha indicato con chiarezza quale sarà la caratteristica fondamentale della sua amministrazione in caso di vittoria. Insomma Angelino, convinto interprete della filosofia di Norberto Bobbio, ritiene che il programma da realizzare debba essere il frutto del confronto tra i cittadini e non di un precario accordo tra i partiti e che lo stesso programma vada continuamente aggiornato per renderlo sempre più adatto a risolvere i problemi dei caivanesi.

Perciò dopo i tavoli organizzati il 18 ottobre, Antonio continua a sollecitare confronti sulle varie problematiche che interessano la vita del paese. Allo stato attuale sono stati individuati alcuni problemi e le loro possibili soluzioni come riferiscono alcune narrazioni confidenziali. Quindi nel programma di Antonio e delle cinque liste che lo sostengono c’è il rifacimento delle strade, il Piano Urbanistico Comunale, mai discusso in consiglio comunale. Tanto che, i caivanesi non sanno se nel prossimo futuro potranno costruire le proprie case senza commettere abusi edilizi o poter avere aree di parcheggio per snellire il traffico cittadino o piazze da utilizzare per lo svago e il tempo libero e nemmeno sanno se ci sono progetti e aree sufficienti per la creazione di agorà che permettano il confronto politico tra i vari orientamenti politici e culturali.

Inoltre non sanno neppure se si potrà contare su una riduzione delle tasse comunali che taglieggiano fortemente i redditi dei caivanesi e se a Caivano si potrà avere una zona a traffico limitato su parte del Corso Umberto o corsie riservate ai disabili e piste ciclabili per chi non usa mezzi a motore. In aggiunta a ciò c’è bisogno di una nuova circumvallazione a est del paese per snellire il traffico cittadino e biblioteche aperte e piene di libri o altri strumenti per favorire la crescita della cultura in quelle persone che amano il sapere.

Infine c’è bisogno di un piano per il lavoro, concordato con l’ASI di Pascarola, che possa creare posti di lavoro decorosi e utili per i giovani caivanesi che non vogliono incrementare la fuga dei cervelli dal nostro paese. Ciò non sarebbe un libro dei sogni, ma il risultato del lavoro di un’amministrazione pensosa dei numerosi problemi di Caivano.

Infine bisogna ricordare che sia il teatro, sia il centro Pino Daniele, realizzati grazie all’impegno di Giorgia Meloni, senza collegamenti veloci e moderni con il territorio extra urbano, in breve tempo potrebbero diventare due cattedrali nel deserto. Insomma senza i necessari collegamenti garantiti da un possibile prolungamento della linea uno dell’attuale metropolitana che si dovrebbe fermare ad Afragola e l’adeguamento della pianta organica del Comune, tali opere sono destinate a morire per la scarsa presenza di utilizzatori e addetti alla sua gestione.

Perciò ci vuole una grande mobilitazione di popolo per sventare tale pericolo. Quindi…………………………..?!