Titoli falsi, corruzione, tra i 28 indagati, spiccano alcuni caivanesi

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Già parlammo dell’indagine seguita dalla Procura della Repubblica presso il Tribunale di Napoli Nord su un sistema organizzato per attestare lezioni mai svolte al fine di ottenere un titolo di studio per accedere ai concorsi pubblici. La notizia risale a luglio 2025, puoi leggerla qui: https://www.ilgiornaledicaivano.it/2025/07/25/titoli-falsi-per-accedere-ai-concorsi-28-indagati-anche-a-caivano/

Oggi, come si apprende da Edizione Caserta, l’indagine ha portato alla richiesta di misure cautelari per 28 persone, accusate a vario titolo di associazione per delinquere e di una lunga serie di reati collegati. 

Al centro delle indagini, due strutture scolastiche: una scuola superiore privata con sede a Crispano, e una di Casandrino con un’unità locale operativa a Caivano. Tra gli indagati figurano anche soggetti residenti in diversi comuni del Casertano.

Secondo l’accusa, l’organizzazione a delinquere avrebbe operato in diversi comuni dell’area a nord di Napoli, attestando falsamente l’assolvimento dell’obbligo scolastico di minori e il conseguimento di diplomi e abilitazioni professionali. Sono stati inoltre contestati reati di corruzione, frode processuale, depistaggio, falsità materiale e ideologica e induzione indebita. Alle due scuole sono inoltre attribuiti illeciti amministrativi.

Il giudice per le indagini preliminari Caterina Anna Arpino, a seguito delle richieste avanzate dal pubblico ministero, ha disposto gli interrogatori preventivi degli indagati tra il 23 e il 30 gennaio, in applicazione delle norme introdotte dalla riforma Nordio (agosto 2024) che introduce significative modifiche al codice penale e di procedura penale, tra cui l’abrogazione del reato di abuso d’ufficio, la limitazione alla pubblicazione delle intercettazioni, e la novità dell’interrogatorio preventivo obbligatorio prima della custodia cautelare, con l’obiettivo di rafforzare la presunzione di innocenza e i diritti dell’indagato, suscitando dibattito sulla tutela delle vittime e la lotta alla criminalità. 

Per la Procura, a dirigere il presunto sodalizio sarebbero stati Vincenzo e Walter Cennamo, amministratori di diritto e di fatto del “Padre Lanzano”, insieme a Salvatore e Giuseppe Daino, indicati come amministratori di fatto della Isep School. I titoli di studio sarebbero stati ottenuti attraverso la manipolazione dei registri scolastici, con presenze e voti falsamente attribuiti ad alunni che in realtà non frequentavano le lezioni.

Alcuni studenti, secondo gli atti, si sarebbero presentati in istituto solo per svolgere i compiti in classe, mentre altri risiedevano addirittura fuori regione o all’estero. Nonostante ciò, la loro presenza sarebbe stata certificata per interi periodi dell’anno scolastico. In almeno un caso, un alunno si sarebbe recato a scuola soltanto due giorni, risultando però presente per mesi sui registri ufficiali.

Il caso a Caivano

Tra gli episodi contestati figura anche un presunto tentativo di corruzione per l’ottenimento di un diploma in Ragioneria e Informatica, oltre a un’ipotesi di induzione indebita che coinvolgerebbe un appartenente alla polizia locale di Caivano. Infine, una dipendente è accusata di aver alterato i registri al momento del sequestro da parte dei carabinieri.