Stesa al Parco Verde, arriva il quarto arresto.

0
2451

Continua il lavoro degli inquirenti per individuare tutti gli autori della “stesa” del 27 settembre scorso nel Parco Verde.

Già il 14 aprile scorso i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna eseguirono un’ordinanza di custodia cautelare emessa dal GIP del Tribunale di Napoli, su richiesta della locale Direzione Distrettuale Antimafia, a carico di tre persone: del 40enne Antonio Cangiano, del 26enne Salvatore D’Arco e del 22enne Michael Rossi che sono stati raggiunti da gravi indizi di colpevolezza in ordine ai reati di pubblica intimidazione con l’uso di armi e porto illegale di armi, aggravati dalle modalità mafiose.

L’attività delle forze dell’ordine e della Procura ha consentito di ricostruire la dinamica relativa alla stesa del 27 settembre 2025 avvenuta all’interno del Parco Verde di Caivano. ll commando era composto da dodici persone in sella a sei moto e scooter di grossa cilindrata. Un gruppo di fuoco che non ha agito alla cieca: ad attenderli all’interno del Parco Verde c’era infatti un basista residente nel rione, il quale ha offerto supporto logistico, accogliendo i killer prima della “stesa” e fornendo le indicazioni necessarie per muoversi e colpire al sicuro tra i palazzoni.

A metà settimana i Carabinieri del Nucleo Investigativo del Gruppo di Castello di Cisterna hanno eseguito un’ordinanza di custodia cautelare in carcere nei confronti di Felice Campanile. Si tratta del quarto arresto nell’ambito dell’inchiesta coordinata dalla Direzione Distrettuale Antimafia, che va ad aggiungersi ai tre provvedimenti firmati a metà aprile dal GIP del Tribunale di Napoli, Federica Girardi. Campanile, difeso dall’avvocato Domenico Dello Iacono, si trova ora ristretto in regime detentivo in attesa dell’interrogatorio di garanzia. Le accuse contestate a vario titolo a tutti gli indagati sono pesantissime: pubblica intimidazione con uso di armi e porto illegale di armi da fuoco, entrambi i reati blindati dall’aggravante del metodo mafioso (ex art. 416-bis 1 c.p.).

Dopo i tanti arresti a Caivano si rinforzava l’asse Scampia-Caivano

Prima del fermo di Campanile, la scure della magistratura si era già abbattuta sul quarantunenne Antonio Cangiano, sul ventisettenne Salvatore D’Arco (già detenuto da marzo) e sul ventitreenne Michael Rossi (già ristretto ai domiciliari). Proprio il profilo di D’Arco, residente a Scampia e legato da vincoli di parentela a Gennaro Sautto – fratello del boss detenuto Nicola Sautto –, puntella l’ipotesi della DDA sull’esistenza di un asse criminale transcomunale.

L’imboscata a colpi di calibro 9 sarebbe maturata in un preciso momento di transizione geografica del potere. I vuoti lasciati dalla decimazione del clan Ciccarelli (storici alleati dei Sautto) e, in tempi più recenti, dall’arresto del ras Antonio Angelino, alias “Tibiuccio”, hanno scatenato gli appetiti delle consorterie di Napoli Nord sul feudo dello spaccio caivanese.

L’ombra che si allunga sul raid è quella degli Amato-Pagano, gli “Scissionisti” di Secondigliano. Gli investigatori ipotizzano che i componenti del commando fossero elementi “in prestito”, veri e propri mercenari della camorra ingaggiati per lanciare un segnale d’impatto sul territorio.

Le indagini proseguono

Le indagini, tuttavia, non si fermano qui. All’appello della giustizia mancano ancora almeno otto partecipanti al raid. La caccia è aperta per identificare il resto della batteria di fuoco che ha trasformato il Parco Verde nel teatro di una clamorosa intimidazione: un messaggio di piombo indirizzato ai clan rivali, ma anche una sfida aperta allo Stato.