C’è un dato che dovrebbe far riflettere più di qualsiasi comunicato ufficiale: il documento con cui il Comune di Caivano ha illustrato le proprie attività nel settore della disabilità non è nato da una scelta spontanea di trasparenza o di confronto. È arrivato soltanto dopo che la Consulta comunale per i Diritti delle Persone con Disabilità ha denunciato pubblicamente mesi di silenzio istituzionale, richieste rimaste senza risposta e l’assenza di un dialogo con l’Amministrazione.
È questo il vero punto della vicenda.
Per mesi la Consulta ha posto domande precise sull’inclusione dei bambini con disabilità nelle attività estive, sui sostegni educativi, sulla programmazione dei servizi e sulla necessità di costruire un confronto stabile con le istituzioni.
Quelle domande sono rimaste senza risposta.
Solo quando il caso è diventato pubblico è arrivato un documento che, invece di rispondere nel merito alle questioni sollevate, ha scelto di elencare fondi, servizi e numeri.
Ma quel documento dice davvero qualcosa di nuovo?
La risposta, a nostro avviso, è no.
Gran parte degli interventi richiamati dall’Amministrazione rappresentano servizi essenziali che gli Ambiti territoriali sociali garantiscono da anni in attuazione della normativa nazionale e regionale. Assistenza domiciliare, centri diurni, sostegni socio-educativi, percorsi per l’autismo, “Dopo di Noi”: sono strumenti indispensabili, ma costituiscono il livello minimo che un sistema di welfare deve assicurare ai cittadini.
Presentarli come la dimostrazione di una strategia politica rischia di spostare l’attenzione dal problema principale.
Perché il vero tema non è l’esistenza dei servizi essenziali.
Il vero tema è ciò che manca oltre quei servizi.
Manca una programmazione costruita partendo dai bisogni reali delle famiglie. Manca una mappatura aggiornata delle persone con disabilità presenti sul territorio, delle loro necessità e dei percorsi di vita. Manca un confronto stabile con chi ogni giorno vive queste problematiche: famiglie, associazioni, operatori, scuole e professionisti.
Soprattutto manca una visione.
L’autismo, come tutte le condizioni di disabilità, non si affronta rincorrendo le emergenze o limitandosi a gestire ciò che già esiste. Richiede progettazione, continuità, ascolto e la capacità di costruire servizi nuovi laddove quelli ordinari non bastano.
Ed è proprio qui che si misura la qualità della politica.
I fondi destinati ai Comuni sono spesso limitati e non sempre sufficienti a rispondere ai bisogni crescenti. Per questo il compito di un assessore alle Politiche Sociali non può ridursi ad amministrare le risorse disponibili. Deve essere capace di intercettare nuovi finanziamenti, costruire partenariati, partecipare a bandi regionali, ministeriali ed europei e trasformare ogni opportunità in servizi concreti per il territorio.
È questo il valore aggiunto che la politica dovrebbe offrire.
Dopo il confronto con la Consulta, l’assessore Giuseppe Precchia ha espresso la volontà dell’Amministrazione di stare accanto alle famiglie. Un impegno importante, che ora dovrà tradursi in fatti.
Perché il rischio è che il dibattito rimanga confinato alle dichiarazioni di principio.
Finora, però, ciò che emerge è un’azione amministrativa che fatica a trasformare gli annunci in una programmazione riconoscibile. La risposta pubblica è arrivata soltanto dopo una denuncia della Consulta, il confronto istituzionale si è aperto solo in seguito alle polemiche e, ancora oggi, non è stato presentato un piano organico costruito a partire dall’ascolto del territorio.
È su questo terreno che si gioca la credibilità dell’assessorato alle Politiche Sociali.
Non bastano conferenze, relazioni e documenti riepilogativi. Non basta amministrare l’ordinario.
Le famiglie chiedono una presenza costante sul territorio, un confronto continuo e una capacità di leggere i bisogni prima che diventino emergenze. Chiedono una politica che conosca davvero la realtà locale e che trasformi le intenzioni in risultati.
Perché sulla disabilità non servono relazioni da esibire dopo una polemica. Servono una visione, una programmazione e la capacità di costruire risposte nuove.
Ed è proprio su questo che, oggi, l’azione dell’assessore alle Politiche Sociali è chiamato a dimostrare di poter fare un salto di qualità. Fino a questo momento, i fatti raccontano un percorso in cui le risposte sono arrivate soprattutto dopo le sollecitazioni, mentre resta ancora da vedere una strategia capace di anticipare i bisogni del territorio anziché limitarsi a inseguirli.



