Fortuna, svolta nel giallo della morte: sopralluogo nell’isolato dell’orrore

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Caivano –  Colpo di scena nelle indagini sul giallo della morte della piccola Fortuna Loffredo, la bimba di sei anni abusata e uccisa, scaraventata nel vuoto dell’isolato 3 delle palazzine popolari Iacp del parco Verde, la mattina del 24 giugno 2014. Nello stesso edificio un anno prima aveva perso la vita in circostanze analoghe anche il piccolo Antonio Giglio, morte per la quale è indagata la mamma, Marianna Fabozzi, per omicidio colposo e omessa sorveglianza di minore. Ieri mattina gli inquirenti hanno effettuato un lungo e accurato sopralluogo nei piani alti dell’isolato dell’orrore, soffermandosi a lungo anche sul terrazzo.

La piccola task force, coordinata dal pubblico ministero Claudia Maoni, ha ispezionato per ore quella parte dell’edificio dove la piccola ha vissuto gli ultimi agghiaccianti momenti della sua vita e dove si è consumato quel barbaro delitto. Su quanto sia emerso e quanto è stato accertato c’è naturalmente il più stretto riserbo degli inquirenti, che per la prima volta da quando è iniziata questa brutta storia hanno manifestato un moderato ottimismo sulla soluzione del giallo del Parco Verde.

Perché, a meno di due anni dalla tragedia, ieri mattina è stato effettuato un ulteriore sopralluogo e che ha interessato solo l’ultimo piano e il terrazzo sovrastante l’isolato 3?.

La risposta è nascosta in uno stralcio dell’inchiesta sull’omicidio di Fortuna, che ha consentito agli inquirenti di smantellare parte della rete dei pedofili (l’arresto di due genitori che abusavano nella figlia dodicenne, e il carcere per il convivente di una donna, finita ai domiciliari, per gli abusi dell’uomo sulla bambina di tre anni figlia della convivente) e di allontanare dal parco Verde, su disposizione del Tribunale dei Minori, alcuni bambini, affidati alle cure di una casa famiglia. Tra questi la piccola Doriana, l’amica del cuore di Fortuna, e sorella di Antonio Giglio, nonché l’ultima ad aver visto viva la povera bambina. E proprio nell’ordinanza che disponeva l’arresto dei due conviventi e il contestuale affidamento di Doriana e dei suoi fratellini a una struttura protetta, il gip sottolineava come proprio Doriana fosse stata pesantemente condizionata dalla nonna e dalla mamma a non rivelare quello che sapeva, quello che aveva visto e chi aveva visto negli ultimi minuti della vita di Fortuna.

Quel passaggio del gip di fatto consegnava a Doriana lo scomodo ruolo di testimone chiave della vicenda. E come avviene in questi casi, a contare di più è il tempo. Quello necessario ai bambini vittime o testimoni di episodi violenti per elaborare il trauma, farlo venire fuori e, con l’aiuto di psicologhe dell’età evolutiva, raccontarlo anche nei minimi particolari. Trascorso quel periodo di decantazione psicologica, nel corso degli interrogatori assistiti, Doriana potrebbe aver iniziato a raccontare e a ricostruire quei tragici quindici minuti della mattina del 24 giugno del 2014.
Alle 11.45 Fortuna, appena tornata dal centro che la segue per una lieve disabilità, dice alla mamma, Domenica Guardato, che va a giocare a casa di Doriana, un piano più su, all’ottavo. Porta con sé un pupazzetto. Le due bambine, dichiarano alcuni coetanei, vengono viste a casa di Doriana, sedute sul divano a guardare la tv, ma la mamma dell’amica di Fortuna dichiarerà poi che le aveva mandate via, perché stava lavando i pavimenti. Le amichette escono. Dieci minuti dopo, scaraventata nel vuoto, Fortuna finisce sul selciato del cortile lato nord dell’edificio, senza una scarpetta. Morirà senza riprendere conoscenza trenta minuti dopo, nel pronto soccorso dell’ospedale San Giovanni di Dio di Frattamaggiore.

Marco Di Caterino  – Il Mattino

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