Il teatrino della politica

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Mentre infuria la pandemia del covid, che a Caivano ha raggiunto livelli allarmanti di contagio,

mentre si leggono notizie drammatiche sui giornali, che riferiscono di un maxi blitz antidroga nel Parco Verde, in cui 14 punti vendita, in poche centinaia di metri, rendono Caivano una delle piazze di spaccio più grandi d’Europa,

mentre si fa di tutto per rilanciare Caivano e si dà vita ad iniziative culturali, come la presentazione, domenica 10 e martedì 12 maggio, di due libri di due giovani scrittrici caivanesi ‘Ugo il riccio e altre storie’ di Federica Migliaccio e ‘ Arriverà anche domani’ di Anna Faiola, che hanno riscosso interesse e ammirazione da parte dei cittadini di Caivano anche per la lodevole iniziativa de ilgiornaledicaivano.

La politica cosa fa?

Si esibisce nel solito stucchevole e vergognoso teatrino.

A poche settimane dall’approvazione del bilancio, probabilmente per alzare il prezzo nel mercato delle vacche:

una consigliera comunale della coalizione del sindaco si stacca dal gruppo politico di provenienza, con cui, dichiara, di non avere più rapporti;

una forza politica, della coalizione del sindaco, ritira l’assessore e dichiara l’appoggio esterno ‘per mancata coesione di intenti’ e chiede una verifica al fine di operare per il bene comune;

un altro consigliere, sempre della coalizione del sindaco, esce dal gruppo in cui era stato eletto ‘per l’inadeguatezza dell’azione politico-amministrativa rispetto alle reali necessità della città’;

due consiglieri, transfughi dalle loro coalizioni e approdati nel gruppo misto, insieme ad altri tre consiglieri, sempre della coalizione del sindaco, firmano e rendono pubblico un documento, in cui chiedono al capo dell’esecutivo ‘l’azzeramento delle cariche degli organi di governo e una rinnovata e più incisiva azione politica, con l’obiettivo di mettere al centro il vero ed effettivo bene della collettività.’

(bene diceva Pino Costantino, proprio su questo stesso blog, quando parlava di ‘una coalizione non troppo compatta e frutto di approssimazione)

Il vero bene della collettività.

Ma qual è il vero bene della collettività?

Questa geografia politica ormai impazzita, con i suoi vergognosi trasformismi?

Queste stucchevoli diatribe? 

o il rimboccarsi le maniche e rispondere concretamente e con i fatti alle promesse fatte agli elettori e guardare in faccia alla realtà di una città che è ormai nel baratro?

Anche ventuno anni fa furono BENEFATTORI DELLA COLLETTIVITA’ quei 16 consiglieri comunali che il 20 luglio del 2000 indirizzarono al segretario generale del comune di Caivano la missiva avente ad oggetto ‘Cessazione dalla carica di consigliere comunale’ con le seguenti motivazioni?

I sottoscriventi rassegnano le proprie dimissioni dalla carica di consigliere comunale per l’incapacità delle forze politiche al governo del paese di attendere con serietà di propositi e capacità operative alla gestione della cosa pubblica.

Ritengono pertanto che solo attraverso un passaggio elettorale si possa rinnovare l’attuale clima politico locale, restituendo credibilità alle istituzioni e ricostruendo un rinnovato rapporto di fiducia fra l’ente locale e la collettività.

Questa la copia della missiva:

La scrivente, che allora guidava l’esecutivo, fu giudicata incapace di attendere con serietà di propositi e capacità operative alla gestione della cosa pubblica e poco credibile dalla collettività amministrata.

Non commentiamo, ma diciamo col Manzoni ‘Ai posteri l’ardua sentenza’.

Ma il mio ricordo va ancora più indietro, al 1975.

Proprio alcuni giorni fa sul giornale locale ‘Il Cittadino’ è stata pubblicata una delibera del consiglio comunale di Caivano del 4 marzo 1975, con oggetto ‘approvazione progetto impianto completo di atletica leggera’, proposta dall’esecutivo dell’epoca, guidato dal sindaco democristiano prof. Luigi Falco, approvata all’unanimità, anche dai consiglieri del P.C.I. che erano all’opposizione: Crispino, Gallo Mebel, Mugione, Martini, Vitale, Eccocinto, Di Giacomo.

Allora non si faceva cieco ostruzionismo e si approvavano tutte le delibere, da qualunque parte venissero, purchè nell’interesse della collettività.

Allora non si cercava una ‘visibilità’, che è vuota e sterile se consiste solo nell’indossare una fascia (oggi la indossano, sia pure con colore diverso, anche i presidenti del consiglio, non solo i sindaci).

La vera visibilità si acquista sul campo, realizzando concretamente quanto è stato oggetto di promesse, garantendo condizioni di vivibilità, attirando l’attenzione di tutte le istituzioni (Forze dell’ordine, Regione, Governo) su un territorio degradato e invivibile, riscuotendo la fiducia dei cittadini e, perché no?

tagliando con fatti e non con parole il 30% degli emolumenti derivanti dalle attività svolte, e destinandoli ad un fondo di solidarietà, come lodevolmente proposto da alcuni giovani dell’attuale opposizione.

1 COMMENT

  1. Un giudizio di Franca Falco non può lasciare indifferente il lettore. Ancora una volta ha saputo cogliere nel segno quanto sta succedendo nel nostro paese. Molte cose si fanno per il cosiddetto bene comune senza nessun tentativo di spiegarne il significato. Capita perciò di contrabbandare come azione virtuosa la privatizzazione dei servizi di certificazione che necessitano di prudenza e privacy. i proventi di tali servizi non vanno più al comune che li potrebbe usare per il “bene comune” cioè a vantaggio della collettività e non dei gestori dei tabacchini. Anche i servizi cimiteriali stanno ricevendo lo stesso trattamento ignorando che nel passato si era provveduto ad avviare il processo di municipalizzazione del servizio delle lampade votive perché fonte di guadagno per il Comune. e tale delibera fatta su mia iniziativa fu approvata a voti unanimi e quindi anche dall’allora opposizione. Insomma esisteva un giusto rapporto e una corretta definizione del “bene comune” le scuole erano seguite e non trascurate. L’asilo comunale erogava il servizio nell’interesse dei bambini di Caivano e delle famiglie e non veniva chiuso anzi si costruiva l’asilo nido adesso utilizzato per scopi diversi e il confronto si faceva sulla necessità di costruire la scuola Don Milani. Insomma il bene comune era rappresentato da fatti ed opere che sono nella memoria e negli occhi di tutti. Oggi i novelli Soloni del sapere si inventano una nuova definizione confondendo il personale con il collettivo . Bene fa Franca che ricorda il progetto di Luigi Falco e io aggiungo il progetto della città scolastica di Peppe Crispino. A che santo votarsi oggi? Alla crisi? E poi quale novello imbonitore ci spiegherà che il bene comune può coincidere con il soggettivo ed il proprio particulare? Franca grazie per averci aperto gli occhi. Continua così . Soprattutto per il bene di Caivano

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