Il Parco Verde abbandonato, quello fatto e non, negli ultimi anni

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Gli ultimi ‘ospiti’ giunti al Parco Verde per portare la solidarietà a Don Patriciello dopo le minacce subite hanno tutti, direttamente o indirettamente, ammesso che parte delle colpa è dello Stato che è stata per lunghi periodi assente.

Ma tra le parole e i fatti cosa è stato fatto, cosa si voleva fare al Parco Verde per ripristinare le condizioni minime di vivibilità e di conseguenza limitare la delinquenza?

Il presidente della Commissione antimafia, Nicola Morra, dopo aver ascoltato storie di minacce e di paura, non usò mezzi termini a Caivano: “Qui lo Stato per decenni non ha fatto lo Stato. Al Parco Verde come nel Rione 167 ci sono alloggi popolari occupati da 40 anni, sì avete capito bene dal 1982” e continua  “ci sono stati episodi di chiusura di pertinenze condominiali, spazi pubblici, marciapiedi dove sono stati realizzati appartamenti lussuosi per gente che dovrebbe pagare 37,42 euro al mese e cammina su marmi pregiati, indossa abbigliamento di lusso, si permette di infrangere la legge come nulla fosse”.

Don Patriciello più volte ha spiegato che in trent’anni il Parco Verde si è svuotato di parte delle famiglie ‘normali’, quelle che quotidianamente vanno a lavoro per lasciare gli alloggi ad occupanti di dubbia provenienza.

L’attuale amministrazione di Enzo Falco non è intervenuta in nessun modo per continuare il lavoro fatto, nei tre anni precedenti, dalla commissione straordinaria, ma qualcosa era stato fatto negli anni precedenti, cercando di ripristinare la legalità.

Le iniziative del 2013

Nel 2013 con il sindaco Antonio Falco ci furono due interventi importanti e anche di impatto mediatico rispetto al cambiamento che stava avvenendo nel Parco Verde.

Con la delibera di giunta n.91, del 21 marzo 2013 lo stesso sindaco con gli assessori: Enzo Semonella, Pinto Enzo, Luigi Di Michele, D’Agostino Pompeo, Cerbone Giovanni e Bartolomeo Perna approvano l’impegno di spesa per l’abbattimento di un attico abusivo al Parco Verde. La notizia ebbe rilievo anche sui giornali dell’epoca perché l’occupante apparteneva ad un clan locale (lo stesso è stato condannato la scorsa settimana per il duplice omicidio al Parco Verde del 2014).

Nello stesso anno ci furono anche gli interventi di demolizione di opere abusive consistenti in muretti e recinzioni di ferro per una statua molto grande di Gesù. In quel periodo arbitrariamente venivano realizzate opere senza nessuna autorizzazione.

I lavori agli alloggi del 2005

Nel 1994, la Legge 109 sulla Programmazione Finanziaria Triennale della Regione Campania, stanziò dieci milioni e mezzo di Euro per le strutture costruite grazie alla Legge “post-terremoto” del 1981.

Oltre sette milioni di euro erano destinati al completamento delle strutture, altri 3 milioni circa per il recupero e la riqualificazione degli stabili. Le cifre, erogate direttamente dalla Regione Campania, furono destinate al Comune di Caivano, che provvide alla gara d’appalto, vinta dalla ditta IGI.CA, al 51 per cento di proprietà dello stesso Comune e al 49 per cento di proprietà di Italia Lavoro.

L’esecuzione dei lavori fu affidata da IGI.CA a una ditta di Somma Vesuviana, la Mafra, che a sua volta subappaltò alla Costruzioni Generali di Afragola, comune non lontano da Caivano. Successivamente, riguardo ai lavori partiti solo nel 2005, sappiamo tutti e in special modo i residenti del Parco Verde come sono stati spesi quei soldi e il risultato degli interventi.

La pressione della Commissione Straordinaria

Dopo lo scioglimento del consiglio comunale di Caivano per infiltrazioni camorristiche, la triade commissariale, in accordo col prefetto di Napoli organizzò diversi interventi al Parco Verde. Eliminazione di manufatti abusivi, gabbie esterne con cani, controllo delle superfici abitate con verifica delle porzioni di abitazioni occupate come negozi o sale condominiali trasformate in appartamenti.

Il 06/08/2020 la Commissione Straordinaria del Comune di Caivano ordinava a 13 famiglie di sgomberare alcuni locali occupati abusivamente all’interno del Parco Verde.

Si tratta, in larga parte, di sale condominiali adibite illecitamente a civili abitazioni, depositi e alcuni, in parte, ad attività commerciali. Gli sgomberi avrebbero dovuto interessare gli isolati: C7 scala 3, C5/1, A3/3, A3/1, C7/3, A3/5, B4/2, A5/3, C3/2, B3/5, A3/1, A3/5 e C6/3. Nelle ordinanze si legge che gli occupanti avrebbero dovuto lasciare gli immobili entro 30 giorni, ossia entro il 06/09/2020.

La Commissione Straordinaria, tuttavia, decise con la Prefettura di differire le operazioni subito dopo le imminenti elezioni del 20-21 settembre 2020. Si capisce, pertanto, che ad effettuare gli sgomberi sarebbe stato uno dei primi compiti della futura amministrazione.

Dopo circa due anni non si comprende come nulla sia stato fatto.

L’amministrazione Enzo Falco ferma al palo

Ad oggi non si comprende perché la nuova amministrazione comunale, eletta dopo tre anni di commissariamento, non sia intervenuta per proseguire il lavoro fatto e già impostato dalla Commissione Straordinaria e dalla Prefettura di Napoli, presente in quel periodo con innumerevoli interventi definiti ad “alto impatto”.

Eppure il sindaco Enzo Falco è quello che ha ottenuto più voti dai residenti del Parco Verde e lo stesso si può dire per i candidati della sua coalizione. Quindi si attendeva un intervento più deciso in termini di legalità e continuità.

Oltre l’immobilismo restano due macchie per questa amministrazione. Nessuno ha dimenticato durante la campagna elettorale i manifesti di un candidato di articolo Uno, il partito del sindaco, affissi su un manufatto abusivo occupato dallo stesso candidato. Come la recinzione abusiva, mai autorizzata all’esterno di un locale comunale.

Tornando a tutte le personalità giunte a Caivano e al Parco Verde, visite purtroppo solo per poche ore, bisognerebbe dire che sicuramente lo Stato ha latitato per diverso tempo, ma qualcosa di buono era stato fatto e bisognava vigilare per far proseguire le buone progettualità. L’attuale amministrazione per quanto riguarda il Parco Verde ha tentato, in due occasioni, inutilmente, di richiedere fondi per ammodernamenti. Come avvenne nel 2005.

 

 

 

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