Quando si parla di reati di pedofilia che vengono commessi da individui appartenenti al mondo clericale, la domanda risulta spontanea: stiamo parlando di un uomo di fede o di un uomo comune che veste l’abito talare?
Il quesito è un dubbio lecito, considerando gli scandali continui ormai alla luce del sole, scoperti in Vaticano e in tutte le regioni del mondo. In particolare, poiché viviamo in Campania, e siamo residenti a Caivano, non potevamo non dare importanza alla questione che ruota intorno al caso di Don Michele Mottola.
I precedenti
Don Michele Mottola è stato parroco della Chiesa di Santa Barbara di Caivano per quasi vent’anni e fu arrestato per abusi sessuali nel novembre del 2019. L’uomo fu scoperto a seguito di alcune registrazioni effettuate, nel tempo, da parte di una bambina di 11 anni a Trentola Ducenta, abusata ripetutamente dal parroco.
Era già stato sospeso dall’incarico dal vescovo di Aversa, un anno prima, ma fu arrestato successivamente nel casertano, grazie alle indagini condotte dalla procura di Napoli Nord, su segnalazione della Curia, e dopo la messa in onda del servizio giornalistico che lo riguardava, dal programma condotto dalle “Iene”. Trasferito al carcere di Santa Maria Capua Vetere, in regime di isolamento, per proteggerlo da eventuali aggressioni da parte di altri detenuti, il prete fu condannato a 10 anni di carcere.
Nel 2019, quando accadde la vicenda, in tanti furono sconvolti. La comunità caivanese si dichiarò completamente estranea ai fatti, anche i sacerdoti locali non si espressero al riguardo. Le nostre indagini furono condotte senza sosta… Nonostante il silenzio stampa!
Durante l’interrogatorio, dopo le indagini preliminari, il confronto tra il sacerdote e la minore, fu chiaro: la bimba confermava che gli abusi andavano avanti da tempo, mentre don Michele si difendeva, affermando che la piccola stesse farneticando.
Il dramma della doppia vittimizzazione
La piccola inizialmente non fu creduta, in tanti speravano nella buona fede del sacerdote, uomo tanto stimato dalla comunità. Persino i genitori della bambina erano ben intenzionati nei suoi confronti, come emerge dalle indagini, il parroco fu ospitato all’interno della casa della bambina e posto a capo-tavola, in segno di rispetto e di devozione. In realtà, i due non avrebbero mai immaginato che la povera piccola subisse una tale violenza.
«Lasciami stare, non mi devi più toccare», è stata una delle frasi che ha lasciato trapelare il rapporto morboso tra la bambina ed il parroco, che le chiedeva di baciarlo, invitandola a non raccontare a nessuno dei suoi incontri. «È solo un gioco, non facciamo niente di male»
La bimba ripeteva “basta, basta”; in una registrazione furono rilevati dei fruscii, poi sussurri, al termine dei quali l’uomo diceva alla ragazzina di andarsi «a lavare i denti».
Altri dettagli raccapriccianti, per tutelare la vittima, preferiamo ometterli.
Il 30 dicembre 2025, l’amara scoperta…
Il 30 dicembre 2025, è stata pubblicata una foto che ha sconvolto sia laici, che fedeli, sia i tanti sacerdoti che davvero lavorano per il bene della comunità e che giustamente non vogliono essere associati ai preti pedofili.
Don Michele Mottola è stato infatti fotografato in Cattedrale, ad Aversa, durante la Celebrazione Eucaristica per la Chiusura del Giubileo Ordinario presieduta dal vescovo Angelo Spinillo. Condannato a 10 anni, avrebbe dovuto espiare la sua pena nel 2029, come mai è già in stato di libertà?
A denunciare pubblicamente il caso è stato l’avvocato Sergio Cavaliere, che il 30 dicembre scorso ha pubblicato sui social la foto tratta dalla pagina ufficiale della Diocesi: “Buon 2026 pure ai preti pedofili della diocesi di Aversa, protetti ed esposti nelle sfilate del duomo di Aversa, come don Michele Mottola, reo confesso di aver stuprato una bimba di 11 anni a Trentola Ducenta“.
“Don Michele Mottola è stato condannato anche al risarcimento dei danni nei confronti della famiglia, ma non ha mai sborsato un euro”, spiega l’avvocato Giuseppe Borrelli, legale dei genitori della bambina. “Abbiamo costituito in mora anche la Curia di Aversa, ritenendo che ci fosse una responsabilità per l’affidamento della minore, ma non abbiamo mai ricevuto risposta. Abbiamo avviato un’azione esecutiva per recuperare almeno le spese legali, ma è stata infruttuosa”. In seguito alla vicenda degli abusi, accadde anche un altro fatto. Il padre della bambina, venuto a sapere che Mottola celebrava messa a Giugliano, lo seguì, lo tamponò con l’auto e lo aggredì. Ne seguì una colluttazione.
Il prete denunciò il padre per lesioni. “Per chiudere il procedimento penale, gli avvocati dei genitori della bambina, proposero un risarcimento di 500 euro che il sacerdote accettò”, racconta Borrelli.
“Mottola mandò subito l’IBAN per farsi accreditare i soldi. Questo è lo stesso uomo che poco prima aveva scritto alla famiglia della bambina dicendo di non avere denaro e che l’unica cosa che poteva fare era pregare per loro. Abbiamo persino pignorato presso terzi per recuperare quei 500 euro”, aggiunge l’avvocato. Il processo civile per il risarcimento del danno è tuttora pendente davanti al Tribunale di Aversa.
Fonti della Curia spiegano che “il caso è stato valutato diversamente perché lui confessò immediatamente dichiarandosi colpevole, collaborò con le indagini e accettò le sanzioni ecclesiastiche. Altri casi, come quello di don Michele Barone, il parroco di Casapesenna, presentavano circostanze diverse”.
La Diocesi, in un comunicato ufficiale, ha precisato che Mottola “ha espiato le pene che gli sono state comminate dal Tribunale Statale e dal Tribunale Ecclesiastico” e che attualmente “è soggetto ad una serie di restrizioni che precludono chiaramente la sua partecipazione al ministero ecclesiastico, come anche ad eventi pubblici”.
Il De vita beata
Nel VII libro dei Dialoghi di Lucio Anneo Seneca, il De vita beata, si può comprendere come, secondo la dottrina epicurea, il vero senso della felicità non risiede nel piacere, ma nella virtù. Il mio nuovo interrogativo è il seguente: “Costoro hanno compreso che il Paradiso non è per tutti?”… Un invito alla riflessione… Ai posteri, l’ardua sentenza!




