Il giallo di Caivano: “Pressioni per far tacere l’amichetta di Fortuna”.

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CAIVANO – Restano in carcere R.C., 43 anni, e ai domiciliari la sua convivente, M.F., 32, arrestati martedì per violenza sessuale aggravata nei confronti della figlia di tre anni della donna, violenza accertata anche da una perizia medica. Lo ha deciso il gip del Tribunale di Napoli Nord, al termine dell’interrogatorio di garanzia.

Un passaggio importante per la Procura di Napoli Nord, diretta dal procuratore Francesco Greco, che ha confermato la solidità dell’impianto accusatorio contenuto nell’ordinanza di custodia cautelare richiesta dal pm Claudia Meoni, che con il procuratore aggiunto Domenico Airoma ha coordinato l’indagine dei carabinieri della compagnia di Casoria (capitano Pierangelo Iannicca). Un fascicolo derivato dall’inchiesta sulla tragica fine di Fortuna Loffredo, la bimba di sei anni violentata e uccisa dopo essere stata scaraventata nel vuoto dell’isolato 3 delle palazzine popolari del rione Iacp del Parco Verde di Caivano il 24 giugno dell’anno scorso. 

A leggere le sedici pagine dell’ordinanza appare evidente che la morte di Fortuna e quella di Antonio G., fratello della bimba violentata dalla coppia di conviventi, caduto dall’ottavo piano dello stesso isolato un anno prima, siano legate dallo stesso filo. E questo collegamento potrebbe ora condurre gli inquirenti a risolvere il giallo. Per la morte di Antonio risulta indagata la madre, con l’ipotesi di omicidio colposo. Ma l’elemento chiave si rivela ancora una volta Doriana, sette anni, prima figlia della donna arrestata, amica del cuore di Fortuna, e ultima persona ad averla vista viva: quel giorno erano insieme sul divano della sua abitazione, al settimo piano dell’isolato 3. 

Nell’ordinanza il magistrato, oltre a descrivere con impietosa crudezza l’ambiente familiare dove è maturata la violenza sulla bambina di tre anni, scrive: «La Procura sollecitava a che i minori fossero collocati in una idonea struttura, producendo allarmante documentazione attinente ad indagini penali svolte, nelle quali emergevano in modo evidente le pressioni psicologiche esercitate nei mesi passati da parte della nonna e della mamma sulla minore al fine di non farle rivelare quanto di sua conoscenza in ordine alla morte dell’amica». Un passaggio significativo, che sta ad indicare che probabilmente Doriana si era confidata con la nonna e con la mamma su qualcosa o qualcuno che aveva visto qualche minuto prima dell’omicidio di Fortuna Loffredo, confidenza che aveva fatto scattare una serie di pesanti pressioni psicologiche indicate dal magistrato.

Leggo Napoli

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