Violenza sulle due cuginette, parla la madre di una vittima

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Ancora interrogativi che cercano risposte in merito alla vicenda che ha smosso un’intera nazione, quella degli abusi sulle due cuginette avvenuti a luglio. Dopo la denuncia sporta dalle famiglie delle due minorenni, le ragazze sono state allontanate dal luogo di residenza e sono state affidate a delle strutture protette, lontane dai fratelli, affidati a loro volta, ai servizi sociali. 

Sono tre mesi che i genitori non hanno alcuna possibilità di poter interloquire con i figli. Così ha dichiarato alle pagine del “Mattino” la madre di una delle vittime, Palma, rivolgendo un appello ai giudici: “Mi sento vittima anche io di una situazione più grande di me. Quando ho avuto il coraggio di ribellarmi, mi hanno travolto portandomi via tutto ciò che avevo. Da un giorno all’altro mi sono trovata in un tunnel e ancora non riesco a vedere la luce”.

La donna non rinnega la scelta di aver denunciato gli abusi subiti dalla figlia e dalla cugina a Caivano, anche perché racconta di aver vissuto sulla sue pelle violenze fisiche, sociali, morali. 

A tale violenza se ne è aggiunta un’altra, la violenza perpetrata da “una giustizia sorda verso i bisogni d’amore tra genitori e figli”, così come da lei stesso dichiarato. 

L’incubo del distacco e il desiderio di tornare a vivere ancora con i figli

“Voglio ricominciare con loro, abbiamo diritto anche noi a una seconda opportunità”, ma sottolinea di essere conscia del fatto che “ci vorrà del tempo e allora aspetto con pazienza mentre dimostro a tutti che sono davvero cambiata“. La donna, infatti, dopo aver affrontato un momento difficile con il suo compagno, è precipitata nel tunnel dell’alcool. 

 “Ero in un buco ancora più nero, quello dell’alcool”

Sulla possibilità di vedere sua figlia, la madre spiega di comprendere le ragioni del giudice e del tribunale, ma non si capacita del perché non si possano fare “degli incontri protetti in cui genitori e figli si vedano in presenza di altre persone”, concessi peraltro “pure ai carcerati”. La donna non comprende inoltre le motivazioni per cui le viene impedito di poter vedere tutti e tre i figli, poiché la violenza è stata perpetuata solo su di una minorenne. Continua il suo racconto : “Perché capisco che ci sono ancora accertamenti in corso per la brutta storia di Caivano, ma riguardano solo una dei miei figli”. Le piacerebbe, in vista del Natale per il quale “ho messo dei soldi da parte per i regali“, di poterli “riabbracciare” e consegnarglieli.

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