La Campania è una delle regioni europee in cui la stratificazione del sacro femminile è più evidente. Qui, più che altrove, le religioni non si sono semplicemente sostituite l’una all’altra: si sono sedimentate. Dai culti pagani legati alla terra e alla fertilità, fino alla devozione mariana, la Campania conserva una memoria profonda che attraversa secoli di trasformazioni religiose. Comprendere questa continuità significa leggere il cristianesimo non come una frattura netta, ma come una rielaborazione di archetipi più antichi.
Il culto di Maria Santissima di Campiglione
Ne è un esempio, il culto di Maria Santissima di Campiglione, che a Caivano, raccoglie fedeli e pellegrini per il suo valore religioso, culturale ed artistico. Lo studio sull’effigie della Madonna di Campiglione è sempre stato condotto da cittadini, storici, giornalisti, curiosi: dalla nascita del Santuario, alla storia del miracolo, avvenuto nel 1483, al valore simbolico. Nessuno si è mai fermato!
Ne abbiamo parlato anche noi in diverse sessioni. Ricordiamo lo “Speciale Campiglione” in copia cartacea, che abbiamo pubblicato e distribuito in occasione della Festa Patronale, durante gli anni 2018-19-21, partendo da un progetto di ricerca già iniziato dagli studiosi dell’epoca, come s’evince dalla letteratura:
- Memorie Storiche di Caivano di Giovanni Scherillo (dotto archeologo di Pozzuoli)
- Frammenti storici di Caivano di Domenico Lanna (canonico di Aversa)
- Materiali di una storia locale di Stelio Maria Martini
- Il santuario della Madonna di Campiglione nella sua dimensione storica, artistica, spirituale di Giacinto Libertini
Madonna di Campiglione, indagine antropologica
Attualmente, il mio studio si è concentrato sui valori simbolici associati alla figura di Maria Santissima di Campiglione, partendo dall’antropologia del sacro femminile, quindi facendo riferimento al mito di Demetra ed Iside.
Il termine Campiglione deriva dal latino campilia, indicando un “campo” o luogo aperto, solitamente situato in zone rurali o poco abitate. L’etimologia suggerisce un significato di “campestre”, indicando una chiesa o insediamento in aperta campagna, spesso associato a zone fertili o pianeggianti.
Il Santuario, infatti, sorge in piena campagna, e la struttura architettonica deve la sua origine ad una tomba nobiliare di forma emisferica su base cilindrica, collocata lungo la via principale (com’era consuetudine romana) che sarebbe l’attuale via Colanton Fiore.
Da questa, poi, si sarebbe originata negli anni, la struttura a pianta semicircolare dove attualmente risiede l’abside con l’affresco.
Letteratura di riferimento
I testi consultati sono stati:
- Burkert, W., Antichi culti misterici, Adelphi, Milano.
- Eliade, M., Trattato di storia delle religioni, Bollati Boringhieri, Torino.
- Kerényi, K., Eleusis. Archetypal Image of Mother and Daughter, Princeton University Press.
- Nilsson, M. P., Storia della religione greca, Sansoni, Firenze.
- Scarpi, P. (a cura di), Le religioni dei misteri, Fondazione Valla – Mondadori.
- Detienne, M., I giardini di Adone, Einaudi, Torino
Sono partita dall’origine della comprensione della Madonna Nera
La Madonna di Campiglione di Caivano si inserisce nella tradizione delle Madonne nere, profondamente legate alla terra e alla protezione del popolo. Il suo culto può essere letto come:
• cristianizzazione di un archetipo arcaico
• continuità simbolica con Demetra e la Madre Terra
• trasformazione, non cancellazione, del sacro femminile
La Madonna assorbe ciò che era accettabile, lasciando in ombra l’aspetto iniziatico (i culti che tra poco tratteremo) ovvero profano, associato a Demetra.
Dalle vesti della Madonna, secondo alcuni studiosi, s’intuisce un chiaro riferimento alla figura di Iside, così come le vesti di colore porpora, e il drappeggio bizantino, con chiaro riferimento all’arte ellenistica, che riprende e ricalca il mito di Demetra.
Inoltre, le stesse caratteristiche, le ritroviamo nella figura della Madonna di Pompei, che ha tra l’altro gli stessi colori, nell’iconografia classica. La scelta del “rosso pompeiano” della tunica non è un caso.
In epoca antica, la Campania faceva parte della Magna Grecia ed era un territorio spiritualmente attivissimo. Cuma, Neapolis, Capua, l’area flegrea e le zone rurali ospitavano culti legati alla terra, alla fertilità e al ciclo delle stagioni.
Il grano, il raccolto, la semina e la morte invernale della terra non erano solo eventi agricoli, ma atti sacri. La sopravvivenza della comunità dipendeva dall’equilibrio tra uomo, natura e divinità.
Il sacro non era distante: abitava la terra
Demetra era la dea delle messi, della fertilità e del ciclo vita–morte–rinascita. In Campania il suo culto si innestò su tradizioni locali già esistenti, diventando un riferimento centrale per le comunità agricole. Non a caso, ad essa viene sopraggiunta la simbologia con Iside, divinità centrale della mitologia egizia, che riprende il mito della fecondità, associata poi ad Osiride, morte e rinascita.
Ma andiamo per gradi…
Caivano è sempre stato un paese rurale, con un culto mariano molto diffuso.
La Madonna di Campiglione presenta delle caratteristiche simili associate a Demetra, e i culti dedicati ad essa costituiscono uno dei sistemi religiosi più articolati del mondo greco antico. Essi integrano dimensioni agricole, iniziatiche e ctonie, offrendo una visione ciclica dell’esistenza in cui vita, morte e rinascita sono momenti interconnessi di un medesimo processo cosmico. Il riferimento a Demetra viene fatto anche in un articolo pubblicato nel 2019 su “Speciale Campiglione”, a cura del giornalista Pasquale Gallo.
I culti associati a Demetra: dal profano al sacro
1 Misteri Eleusini
I Misteri Eleusini, celebrati a Eleusi e diffusi anche nella Magna Grecia, furono riti iniziatici segreti praticati per quasi duemila anni. Il loro contenuto era protetto da un rigoroso vincolo di segretezza. Essi erano incentrati sul mito di Demetra e Persefone e miravano a offrire agli iniziati una comprensione profonda del ciclo vita–morte–rinascita.
La struttura rituale prevedeva una fase preparatoria di digiuno e purificazione, una processione sacra da Atene a Eleusi, la rievocazione drammatica della perdita di Persefone, la fase culminante detta epopteia e infine il ritorno alla vita comunitaria attraverso un banchetto rituale. I Misteri non erano pratiche magiche, ma riti iniziatici ed escatologici.
2 Le Tesmoforie
Le Tesmoforie rappresentano uno dei culti più antichi dedicati a Demetra e si distinguevano per il loro carattere esclusivamente femminile. Vi partecipavano solo donne sposate e avevano una durata di tre giorni. La loro finalità era garantire la fertilità della terra e la fecondità umana.
Le pratiche rituali includevano digiuno, astinenza, separazione temporanea dalla vita domestica e l’uso simbolico di resti organici decomposti, successivamente reintegrati nel suolo. Questi gesti esprimevano la concezione della decomposizione come premessa necessaria della rinascita. Proprio per la centralità del corpo femminile e della materia, tali riti furono eliminati in epoca cristiana.
3 Riti agricoli stagionali
Accanto ai grandi riti iniziatici, il culto di Demetra comprendeva celebrazioni legate al calendario agricolo, in particolare alla semina, alla mietitura e al raccolto. Questi riti avevano una funzione comunitaria e propiziatoria.
Le pratiche prevedevano offerte votive di spighe, libagioni di vino, latte e miele, preghiere collettive e banchetti comunitari. In questo contesto Demetra assume il ruolo di dea nutrice e garante della sopravvivenza della comunità.
4 Demetra Ctonia e i riti ctoni
Una dimensione fondamentale del culto demetriaco è quella ctonia, che lega la dea non solo alla fertilità dei campi ma alla terra intesa come luogo dei morti. In questa forma, Demetra è venerata come Demetra Ctonia.
I riti ctoni si svolgevano in grotte, spazi sotterranei e aree rurali isolate. Essi avevano la funzione di riconoscere la morte come fase del ciclo vitale, proteggere le anime dei defunti e integrare il mondo dei vivi con quello dei morti. Non implicavano evocazioni oscure: nel pensiero greco antico la morte non era demonizzata, ma concepita come momento necessario del processo naturale.
Come sappiamo il Santuario di Maria Santissima di Campiglione ha uno spazio sotterraneo, che ospitava soldati deceduti. Come si può leggere dall’ articolo pubblicato in “Speciale Campiglione”, anno 2019, a cura del giornalista Pasquale Gallo, si può comprendere come i sotterranei del Santuario fossero non solo un punto di collegamento tra diverse parti della città, ma che rappresentavano anche dei veri e propri sepolcri.
Ed è in questa chiave che possono rientrare i riti ctoni che si svolgevano in spazi sotterranei. Tra l’altro, Caivano è un luogo misterico, anche per numerose pratiche legate alla divinazione dei morti, che ancora oggi persistono e si rimescolano in fenomeni di ibridazione culturale (ovvero uniscono elementi di culture differenti).
Come si può notare, tante sono le simbologie e le assonanze che ci riportano a Demetra, che poi con gli anni, sono state sostituite dalla figura di Maria Vergine.
In realtà, è risaputo che l’iconografia cristiana cattolica riprenda elementi culturali di altre religioni. Il sacro ed il profano viaggiano spesso a braccetto.
Il riferimento ad Iside, tipica divinità della cultura egiziana, che appare tra l’altro anche in altri monumenti di Caivano, come una cappella nel cimitero comunale, sarà trattato in una seconda parte… Restate connessi.








