Madonna di Campiglione, dal mito alla sacralità (parte 2)

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Iside, come Demetra, è una dea iniziatrice, depositaria di una conoscenza legata all’aldilà e alla trasformazione. In Campania il culto isideo è attestato (Pompei, Ercolano), e spesso convive con quello demetriaco, creando un terreno simbolico comune che preparerà l’accoglienza del culto mariano. Come abbiamo già sottolineato nella prima parte di questo studio, secondo fonti arcaiche, pare che la figura della Madonna di Campiglione di Caivano, sia stata originariamente associata ad Iside, divinità egiziana, a sua volta, associata al culto di Demetra, divinità greca.

 

Ma il mito parte da lontano… 

Il mito di Iside e Osiride narra la storia del re egizio Osiride, civilizzatore, assassinato e smembrato dal fratello geloso Seth, e della sua devota sposa Iside, che con magia e tenacia ricompose il corpo del marito, lo riportò brevemente in vita per concepire il figlio Horus, e divenne protettrice dei morti, mentre Osiride regnava sull’Oltretomba, simbolo di rinascita e speranza, e Horus vendicò il padre per diventare faraone, stabilendo l’ordine.

 

Antico Egitto-Antica Grecia-Regno delle Due Sicilie- Regno di Napoli

La similitudine tra Demetra ed Iside la ritroviamo in uno scritto dello storico Diodoro, che appare elaborata per fini prettamente politici e risulta essere quella diffusa dagli Egiziani. Scrive infatti Diodoro: «Gli Egiziani affermano che Demetra e Iside sono la stessa Divinità e che la Dea portò il seme in Egitto prima che altrove, poiché il fiume Nilo irriga le pianure al momento opportuno e la loro terra gode di un eccellente clima temperato».

La similitudine è plausibile, considerando le aree geografiche coinvolte, l’Antica Grecia e l’Antico Egitto, e soprattutto per il valore “politico”, ovvero funzionale con certe presunte mire espansionistiche, oltre che commerciali, che di tanto in tanto potevano emergere alla corte faraonica rispetto a dei territori greci. Una tendenza, questa, che si accentuò ulteriormente e notevolmente in età ellenistica, con la conquista del regno faraonico da parte di Alessandro Magno e con il conseguente incontro diretto e prolungato fra la cultura egizia e quella greca. 

Nei secoli a venire, questa cultura si è tramandata fino all’età moderna.

Nel 1799 nacque la Repubblica partenopea e, successivamente, Ferdinando IV venne deposto da Napoleone. Il regno di Napoli venne prima affidato a Giuseppe Bonaparte e poi a Gioacchino Murat. In seguito al consiglio di Vienna, il Regno di Napoli venne unito al Regno di Sicilia e prese il nome di Regno delle Due Sicilie.

La cultura mediterranea (che includeva anche la variante greca-egiziana dei miti e delle assonanze tra Iside e Demetria) ebbe il massimo splendore durante il Regno delle Due Sicilie, esistito dal 1816 al 1861 sotto la dinastia dei Borbone di Napoli.

E i movimenti migratori  e i processi  culturali  da  Napoli  arrivarono a Caivano… Ecco un esempio di una cappella di inizio Novecento (che sorge attualmente nel cimitero di Caivano) e riprende proprio il mito di Iside ed Osiride (simbolo di morte, resurrezione e ordine cosmico) che fa parte di un linguaggio rappresentativo diverso dal mondo cristiano. Potremmo dire, per alcuni versi, è l’opposto

Nella fattispecie, la dea Iside è riconosciuta come dea della magia, dell’abbondanza e della fertilità, associata ai culti della dea Demetra.

Noi sappiamo che la cultura cristiana non accetta la magia, ma in realtà, è stato l’abuso dell’uomo a stravolgere l’ordine naturale delle cose.

Come abbiamo detto si trattava di culti essenzialmente naturali, propiziatori:
• iniziatici
• legati alla vita, non alla distruzione

Successivamente, queste pratiche sono confluite in arti oscure e proibite.

Parallelismi simbolici e sapienza iniziatica

Demetra e Iside incarnano lo stesso archetipo mediterraneo della Grande Madre.

• Demetra perde Persefone (la figlia)
• Iside perde Osiride (il fratello/marito)

Entrambe:
• attraversano il dolore
• cercano
• ricompongono
• rendono possibile la rinascita

Poiché queste rappresentazioni davano un’immagine dissacrante della religiosità, negli anni, il simbolismo esoterico è stato sostituito da elementi della cultura cristiana. 

Dove individuiamo l’elemento cristiano? Nella figura di Maria Maddalena, che dopo tanti anni ha dato la giusta collocazione al sacro femminile, sostituendo l’immagine profana, con una sacra.

Maria Maddalena è una delle figure più fraintese della storia cristiana. Nei testi più antichi non è una prostituta, ma una discepola autonoma, presente, autorevole:

• segue Cristo durante la predicazione
• non fugge durante la crocifissione
• è la prima testimone della Resurrezione

Nei testi apocrifi emerge come depositaria di una conoscenza profonda, spesso non compresa o osteggiata dagli altri discepoli. Dal punto di vista storico, è la prima apostola. Analizziamo ora i capelli e le vesti porpora di Maria Maddalena

L’apparizione di Cristo a Maria Maddalena, 1835 (The Appearance of Christ to Mary Magdalene, 1835 ) Aleksandr Andreevich Ivanov

Capelli lunghi sciolti e non raccolti, per indicare il suo status come donna indipendente, libera, e le vesti porpora, che ne indicano una regalità spirituale.

Ancora una volta, appare il colore rosso, vi risulta comune ad altre figure finora trattate?

Simboli di sapienza e regalità spirituale

Il porpora è il colore:
• del sacro
• del sangue
• della regalità spirituale

Nel mondo antico:
• i capelli sciolti rappresentano forza vitale, identità, consacrazione

Raffigurare Maria Maddalena in porpora significa riconoscerle uno status elevato, pur senza dichiararlo apertamente.

Riprendiamo un articolo pubblicato sul portale Vaticano.it

Santa Maria Maddalena è una donna descritta come la cugina di Maria nel Nuovo Testamento e nei Vangeli apocrifi. La sua festa cade il 22 luglio, giorno in cui viene celebrata dalla Chiesa cattolica che la venera come santa, ricordandola come una delle più devote ed importanti discepole di Gesù. Il nome Maria Maddalena lascia spazio a due interpretazioni: la prima secondo la quale ci si riferisce a lei dicendo Maria “detta” (nel senso di chiamata) Maddalena; la seconda in cui Maddalena indica la provenienza dalla piccola cittadina di Magadala, sulle sponde del lago Tiberiade.

Dopo essere stata una tra le poche ad assistere alla crocifissione del Redentore, ed in seguito a seguirlo finché non fu deposto nella tomba, Maria Maddalena fu anche la prima testimone della Sua resurrezione (stando ad alcuni vangeli), poiché si stava recando “al sepolcro di buon mattino, quand’era ancora buio, e vide che la pietra era stata ribaltata dal sepolcro… Maria Maddalena andò subito ad annunziare ai discepoli: «Ho visto il Signore» e anche ciò che le aveva detto”. (Giovanni 20,1;20,18) Proprio grazie a questo evento, ed alla buona novella riportata, secondo il Vangelo di Giovanni, Maria Maddalena divenne la prima annunciatrice della resurrezione, guadagnando in seguito il titolo di “apostola degli apostoli” e di “evangelista”. Il suo culto è antico e vivo già dalla fine del IV secolo, ed oggi il santuario principale a lei dedicato è la basilica di Sait.Maximin-la-Sainte-Baume, che si trova in Francia. La sua memoria è celebrata il 22 luglio, secondo il calendario romano generale, ed è stata elevata al grado di festa il 3 giugno 2016 da Papa Francesco, che ha voluto in questo modo sottolineare il di lei ruolo di evangelizzatrice degli apostoli, affermando l’importanza della donna nella Chiesa e nella misericordia di Dio.

Nella Francia meridionale (Provenza e Linguadoca), il culto delle Madonne Nere è particolarmente radicato. Un esempio celebre è Sara la Nera a Saintes-Maries-de-la-Mer, spesso interpretata come la serva (o secondo alcune teorie alternative, la figlia) di Maria Maddalena.

  • Radici Arcaiche: Entrambe le figure si collegano al principio della Grande Madre e a divinità antiche come Iside, tradizionalmente raffigurate con colori scuri per simboleggiare la terra fertile e il mistero della creazione.
  • Il Cantico dei Cantici: L’espressione biblica “Nigra sum sed formosa” (“Sono nera ma bella”) è spesso applicata sia alla Madonna Nera che alla Maddalena nella sua veste di “Sposa” spirituale o amata di Cristo. 

La Madonna di Campiglione- Continuità iconografica e cristianizzazione

La nostra MADRE SANTISSIMA DI CAMPIGLIONE racchiude la dolcezza e l’integrità di una mamma accogliente, benevola e miracolosa. Nell’epoca moderna appare con delle fattezze diverse, carnagione chiara, per riprendere l’iconografia classica cristiana, gote rosee, veste rossa, ma manto azzurro (Maria Vergine).

Potremmo dire sia la sintesi di queste figure che l’hanno attraversata. Il culto della figura di Maria di Campiglione lo ritroviamo espresso in tante edicole votive disseminate nelle strade principali della città di Caivano; non solo, proprio all’interno della Chiesa di San Pietro troviamo un dipinto dedicato a Maria Santissima di Campiglione, uno simile lo ritroviamo nella Chiesa di Santa Barbara.

Si tratta di chiese antiche che hanno fatto la storia del popolo di Caivano e dunque conservano tradizioni tramandate da secoli. Un altro aspetto da non sottovalutare, è il fenomeno degli ex voto dedicati a Maria Santissima di Campiglione, che prima o poi trattaremo, in quanto richiede uno studio molto approfondito dei reperti storici.  Il femminile sacro in Campania, come a Caivano, non è mai scomparso. Ha cambiato volto, linguaggio, nome. Da Demetra a Iside, da Maria Maddalena alla Madonna di Campiglione, il filo non si è spezzato. La Campania, e quindi anche la città di Caivano, resta una custode silenziosa di questa eredità, dove la terra continua a parlare attraverso simboli antichi, anche quando sembrano nuovi.