Trentatré, la narrazione senza filtri della provincia di Lorenzo Cammisa

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Quando si parla di province, il discorso si concentra spesso sulle opportunità mancate e sulle possibilità da creare ogni giorno, per poter sopravvivere in una sorta di “giungla collettiva” dove vince il più forte, il più furbo, il sarcastico, il diplomatico con il sorriso a 360 gradi a discapito di chi, senza santi in Paradiso, deve sbarcare il lunario. C’è chi racconta tali realtà come il regista Lorenzo Cammisa, che nel suo film “Trentatré” analizza nel profondo le dinamiche connesse. 

Sinossi

“Trentatré” è la narrazione cruda e senza filtri di una settimana vissuta in provincia attraverso tre storie, diverse ma connesse, di trentenni incatenati al proprio mondo grigio e soporifero che li ha inghiottiti da sempre. Giuseppe, Lucio e Lorenzo sono tre uomini disillusi che attraversano gli spazi sulfurei e i grandi sterrati di nulla che circondano le mura dell’area satellite di una città più grande. Le scarpe si sporcano di terriccio, gli occhi sono lucidi per il polline; non c’è aria ma solo i tralicci dell’alta velocità e ponti che portano lontano. Una volta pieni di speranze, istruiti e colti, albergano nel proprio covo di indigenza in cui nulla accade e niente vibra se non quella costante frequenza bassa tipica di quando aspetti qualcosa di eccitante. Qualcosa che non accade. Qualcosa che non accadrà.
La settimana che sta per trascorrere culminerà con il compleanno di Giuseppe, sabato; l’ultimo ad entrare nel gruppo dei “trentatré”.

Il film è visibile sulla piattaforma Amazon Prime Video, prodotto nel 2023, da Sly Production srl in associazione con ACD Produzioni, con il sostegno della Film Commission Campania, è stato presentato per la prima volta l’8 marzo 2024 al festival Los Angeles Italia Film Festival, poi a seguire, in Italia, anche al BTC Film Festival a Benevento

“Trentatré” è un film che parla della provincia delle periferie…

“Periferie che, di solito, all’interno delle narrazioni cinematografiche, vengono spettacolarizzate, come se al mondo fuori da quelle mura interessasse soltanto il loro lato coreografico”. Racconta Lorenzo Cammisa (regista, sceneggiatore, copywriter ed attore) di origini campane che ha vissuto e ha percepito sulla propria pelle, la sensazione di disagio che si vive nelle periferie. “Trentatré” non è un film che parla – soltanto – della criminalità, che ha vita facile in queste zone, ma del disagio vero e proprio, da un punto di vista sociale, architettonico e culturale; ingredienti che, nella narrazione convenzionale, finiscono per diventare “folklore”.

La provincia immersa nell’immobilismo

La provincia in cui è ambientata la storia è immersa in un immobilismo reiterato nel corso degli anni, un fumo narcotico che ha inghiottito governi, industrie, riferimenti culturali.
Un senso di sospensione atavico. Il film è ambientato in una provincia inventata, standardizzata, localizzata in una zona non ben definita della Campania e che esce fuori dal colore dei luoghi, dal linguaggio dei personaggi, dall’universo del cast di attori scelti e che sono quasi tutti campani.

La scelta di non voler geolocalizzare realmente le storie, danno modo allo spettatore di poter coniugare in maniera universale il mondo della provincia e delle periferie.
Pontagandolfo, Roccapallina, Campolungo sono specchi di comuni e territori che ritroviamo in ogni luogo della Campania e, volendo, d’Europa e ne rappresentano tutte le varianti stilistiche: dalle zone più rurali a quelle più industriali e che hanno un filo conduttore nel grigio fumo che li assimila.

 

“Trentatré” parla soprattutto di un aspetto molto più profondo

Quello dell’evoluzione dell’uomo attraverso il contesto in cui gravita, del senso di “precariato” – lavorativo ma anche psicologico, sociale – che vive la generazione nata tra gli anni ’80 e ’90. Le scelte dell’uomo sono vincolate a ciò che ha intorno e, gli altri stessi, sono vettori che spingono le loro scelte attraverso lo spazio-tempo, da una parte dall’altra. Quindi l’uomo messo all’interno di un grande contenitore caotico e che si fa influenzare dal quadro a cui appartiene, dalle persone che ama e dalle persone che odia, da quello in cui crede e quello a cui non crede più. Alla fine finisce per cedere a quello che è: soltanto un uomo.

Non a caso il regista e sceneggiatore Lorenzo Cammisa conosce bene quei posti avendoci non sono vissuto ma combattuto, cercando di emergere utilizzando come leva quello stesso territorio così martoriato. La forza del film “Trentatré” è proprio quella di basare le vite dei personaggi su fatti autobiografici e reali, personaggi anonimi e pure ben riconoscibili, mischiati in una tavolozza di colori che trova un amalgama ben accordato.

Trovano la felicità? Cos’è per loro la felicità?

“Trentatré” affronta, infine, il tema della condizione umana e del nostro ruolo all’interno del mondo in cui siamo inseriti. Cos’è un uomo all’interno del contesto.
Il nostro mondo, il nostro paese, ha bisogno di interrogarsi su questi temi, dopo tutto quello che abbiamo vissuto. Lo spettatore ha modo di provare empatia con questi uomini semplici e riscoprire la loro evoluzione come fosse la propria.

Lorenzo Cammisa – Regista

Lorenzo Cammisa (Napoli, 4 giugno 1985) è un regista e drammaturgo, sceneggiatore, copywriter, attore e scenografo napoletano. Ha scritto e diretto numerosi cortometraggi e videoclip musicali premiati nei festival di tutta Europa. È uno dei fondatori della ACD Produzioni. Nella sua proposta stilistica e concettuale, spaziando dal cinema al teatro, si è fatto riconoscere grazie alla scrittura tagliente, ai temi delicati trattati con piglio enigmatico, alle direzioni audaci e innovative.

“La rapina”, “Pure Love” e “Il figlio del Senator Borlotti” sono manifesti della sua proposta, cortometraggi apprezzati in tutta Europa. Con “I fratelli Balakov” vince The Golden Spike al Festival del Cinema di Cannes del 2018. Tra i musicisti per cui ha firmato i videoclip musical troviamo Enzo Gragnaniello, Raiz, Tricarico, Letti Sfatti, The Collettivo, Atlas Mountains e Patrizio Trampetti. “Trentatré” è il suo primo lungometraggio che scrive, dirige ed interpreta.

Con un cast d’eccezione 

Giuseppe De Rosa, Luciano Giugliano, Miriam Candurro, Gina Amarante, Gigi Savoia, Gianni Parisi, Dario Biancone, Adele Pandolfi, Rosario Verde, Lello Ferrante.

La colonna sonora originale è scritta, composta e arrangiata da Jennà Romano, leader dei Letti Sfatti, compositore, cantante, chitarrista e curatore di tutte le produzioni del gruppo che, nel 1999, ha vinto il Premio Ciampi per la ricerca musicale.