Si avvicina il giorno della seconda udienza del procedimento presso la Corte di Appello di Napoli per la morte di Raffaele Arcella, di seguito le considerazione del papà Antonio.
Il 24 marzo si terrà la seconda udienza del procedimento a carico del medico bariatrico Stefano Cristiano già condannato in primo grado a due anni di reclusione per negligenza grave in relazione alla morte di nostro figlio Raffaele Arcella.
Tra gli elementi più rilevanti emersi nel processo di primo grado, durante l’esame autoptico è stata riscontrata la presenza di un corpo estraneo cucito all’interno dell’addome di Raffaele.
Il materiale e il filo di sutura risultano compatibili con quelli utilizzati nel primo intervento in laparoscopia, un dato che ha avuto un peso significativo nella ricostruzione dei fatti.
Il 16 dicembre, data fissata per la precedente udienza poi rinviata, il medico imputato non era presente in aula, nello stesso giorno, sui suoi profili social compariva un attestato di partecipazione a un congresso a Firenze.
La scelta dell’imputato di partecipare a un convegno invece di essere presente all’udienza in Corte di Appello, in un momento così delicato del procedimento, appare come un modo per prendere distanza dal confronto diretto con le proprie responsabilità processuali. È una decisione che non risulta rispettosa verso la Corte, gli avvocati e il percorso di giustizia in corso.
Nel corso degli anni, il medico imputato non ha mai rilasciato dichiarazioni di pentimento e ha scelto di non sottoporsi all’interrogatorio, facoltà prevista dalla legge.
Il Tribunale di Nola lo ha riconosciuto come unico imputato per la morte di nostro figlio Raffaele.
A ciò si aggiunge che il medico ha altri due procedimenti in corso presso il Tribunale di Santa Maria Capua Vetere per omicidio colposo e lesioni gravi.
Noi desideriamo solo che nostro figlio Raffaele possa finalmente riposare in pace e che questo calvario finisca il prima possibile.
Ogni udienza riapre una ferita che non si chiude mai, una ferita che accompagna ogni giorno della nostra vita.
Papà di Raffaele



