L’ARTE DELLA SMENTITA E IL SILENZIO DEI GIUSTI

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Ci sono momenti in cui la politica perde la misura delle cose e finisce per somigliare a una parodia di se stessa. A Caivano, il caso dei centri estivi per i minori con disabilità ha varcato la soglia del dibattito amministrativo per addentrarsi nel terreno – ben più impervio – della drammaturgia dell’assurdo.

Riavvolgiamo il nastro. La Consulta dei Disabili denuncia ritardi e famiglie lasciate sole; l’Assessore alle Politiche Sociali risponde a stretto giro di posta tirando fuori elenchi, cifre e voucher. Fin qui, la solita dialettica da comunicato stampa. Poi accade l’inaspettato: la Consulta spegne i toni della polemica e lancia un appello di civiltà, chiedendo un semplice, democratico confronto pubblico. Un tavolo intorno a cui sedersi insieme: Comune, gestori, stampa e, soprattutto, i genitori.

Risultato? Il vuoto. Il silenzio assoluto.

A pensar male, qualcuno potrebbe persino azzardare la classica scusa stagionale: “È agosto, l’Assessore sarà in ferie”. Un’obiezione affascinante, che sbatte però contro la dura realtà dei fatti. Perché se l’Assessore ha trovato il tempo, le energie e la tempra per redigere una nota di smentita articolata e puntigliosa – il cui contenuto meriterebbe peraltro ben più di una verifica tecnico-documentale – com’è possibile che non abbia trovato cinque minuti per alzare la cornetta? Un minuto per esprimere vicinanza a chi sta vivendo un disagio; quattro per dire: “Accetto l’invito, sediamoci e parliamone”.

Viene in mente l’intramontabile Dottor Saponaro di Eduardo De Filippo: l’arte di declinare ogni responsabilità attraverso il fraseggio burocratico, dove il documento stampato vale più della vita reale. Ma qui siamo oltre: siamo alla politica dell’alibi perenne, dove l’amministrazione somiglia tragicamente alle figure del “Ministero delle Chiacchiere” di orwelliana memoria. Si è velocissimi nel difendere la bontà delle proprie carte, ma glacialmente assenti quando si tratta di guardare negli occhi le persone.

Garantire l’inclusione non significa distribuire “scontrini di presenza” o fare la conta dei voucher ritirati come se si stesse battendo cassa al supermercato. L’inclusione è un esercizio quotidiano di empatia, presenza e responsabilità. Dichiararsi pronti all’ascolto nei comunicati e poi ignorare una richiesta formale di confronto pubblico è un cortocircuito logico prima ancora che politico.

L’inadeguatezza di una gestione non si misura soltanto da quello che non si riesce a fare nei tempi dovuti, ma dall’arroganza con cui si sceglie di non ascoltare. Se l’Assessore pensa che far decantare la questione al sole di agosto basti a far dimenticare i diritti negati, si sbaglia di grosso. Caivano non ha bisogno di burocrati dell’ultima ora capaci di reazioni stizzite a mezzo stampa, ma di amministratori con l’umiltà e la dignità di metterci la faccia.

La Consulta attende ancora. E con essa una comunità che ha smesso di credere alle favole estive e pretende, semplicemente, rispetto.

Di fronte a questo desolante spettacolo, però, una domanda sorge spontanea e la città merita risposte chiare: cosa ne pensa il GRUPPO CONSILIARE che sostiene questo Assessore? Condividono questo silenzio imbarazzante o pensano anche loro che le famiglie di Caivano meritino solo smentite a mezzo stampa anziché ascolto e dignità?