PROCESSO CAIVANO, CHIUSO IL PROCESSO ORDINARIO: QUATTRO CONDANNE E CINQUE ASSOLUZIONI

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Caivano ritorna al centro dell’attenzione mediatica: prima per decine di arresti per spaccio ed estorisione, oltre al sequestro di una cifra in contanti che superava i 3 milioni di euro e subito dopo per la chiusura del ‘Processo Caivano’ a tre anni di distanza che vide l’arresto di funzionari, politici e tecnici. Infatti si è concluso dinanzi al Tribunale di Napoli Nord, nella sede di Aversa, il processo ordinario di primo grado sul cosiddetto “Sistema Caivano”, nato dall’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Napoli sui rapporti tra politica, apparato comunale, imprenditoria e criminalità organizzata nella gestione degli appalti pubblici.

L’indagine esplose il 10 ottobre 2023 con l’esecuzione dei primi provvedimenti di fermo nei confronti di esponenti politici, tecnici comunali, imprenditori e presunti appartenenti al clan Angelino. Le accuse contestate a vario titolo comprendevano associazione mafiosa, estorsione, corruzione e altri reati aggravati dalla finalità mafiosa.

Il 22 settembre si è conclusa l’ultima trance dei vari filoni d’inchiesta, il Tribunale di Napoli, dopo aver ascoltato le richieste del P.M. e le arringhe dei difensori ha emesso il proprio verdetto, pene pesantissime per l’ex funzionario del comune di Caivano Vincenzo Zampella e per l’ex segretario di Italia Viva Armando Falco.

Assoluzione per l’ex consigliere comunale Gaetano Ponticelli su cui pendeva la richiesta dell’accusa di 12 anni di reclusione.

Le decisioni del processo ordinario

* Vincenzo Zampella: condannato a 14 anni di reclusione;
* Armando Falco: condannato a 14 anni;
* Domenico Amico: condannato a 5 anni;
* Arcangelo Della Rocca: condannato a 1 anno e 10 mesi;
* Gaetano Ponticelli: assolto;
* Francesco Peluso: assolto;
* Teresa Peluso: assolta;
* Michela Amico: assolta;
* Filomena Coppetta: assolta.

Il bilancio è quindi di quattro condanne e cinque assoluzioni, con complessivi 30 anni e 10 mesi di reclusione inflitti.

Per capire come il collegio giudicante presieduto dal magistrato Luigi Bono sia pervenuto alle decisioni di condanna e assoluzione si dovrà aspettare il deposito delle sentenze con in allegato le motivazioni.

Allo stato nessuno dei condannati rischia il carcere, in quanto la sentenza sarà sicuramente impugnata dagli avvocati difensori. Allo stesso modo, però, potrà ricorrere in appello il P.M. laddove ritenesse che non sono state pienamente accolte le proprie richieste.

Il giudicato dell’appello diventerà definitivo solo con l’eventuale sentenza di cassazione., Si chiude, temporaneamente, una delle pagine più nere della storia politica di Caivano.

Speriamo non ce ne siano altre!

Le precedenti condanne e gli imputati già detenuti

La sentenza pronunciata ad Aversa rappresenta soltanto l’ultimo capitolo di un’inchiesta molto più ampia. Un altro gruppo di imputati aveva scelto il rito abbreviato ed era stato giudicato nel febbraio 2025. Diversi condannati, secondo quanto riportato durante il procedimento, stavano già scontando le pene o si trovavano detenuti in differenti istituti penitenziari.

Nel marzo 2026 sono arrivate le sentenze di secondo grado, con diverse riduzioni:

* Antonio Angelino, detto “Tibiuccio”: 12 anni e 6 mesi;
* Carmine Peluso, ex assessore e collaboratore di giustizia: 4 anni e 4 mesi;
* Giambattista “Giamante” Alibrico, ex consigliere comunale: 6 anni e 2 mesi;
* Martino Pezzella, tecnico esterno: 7 anni e 2 mesi;
* Gaetano Angelino: 4 anni e 2 mesi, in continuazione con una precedente sentenza;
* Raffaele Lionelli: 6 anni e 4 mesi;
* Massimiliano Volpicelli: confermata la precedente condanna a 7 anni, con revoca della libertà vigilata;
* Domenico Galdiero: 2 anni e 10 mesi;
* Vincenzo Celiento: 3 anni di lavori di pubblica utilità.

Le condanne d’appello hanno ridotto sensibilmente alcune delle pene pronunciate in primo grado.

Nel primo giudizio abbreviato erano stati condannati anche Raffaele Bervicato a 5 anni e 6 mesi e Giovanni Cipolletti a 12 anni e 8 mesi. Erano stati invece assolti Angelo Natale e Domenico Celiento.

L’inchiesta giudiziaria ha dunque seguito due percorsi differenti: quello abbreviato, già arrivato in appello e con diversi imputati detenuti, e quello ordinario, conclusosi ora con la sentenza di primo grado.

Secondo l’impostazione accusatoria, attorno agli appalti del Comune di Caivano sarebbe stato costruito un sistema capace di mettere in relazione esponenti politici, funzionari, imprenditori e ambienti della criminalità organizzata. Al centro del procedimento anche le dichiarazioni dell’ex assessore Carmine Peluso, diventato collaboratore di giustizia, che ha ricostruito davanti agli inquirenti il presunto funzionamento degli affidamenti e delle richieste di denaro.