Il centro sportivo “Pino Daniele”, l’esempio di una promessa mantenuta

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L’esempio di una promessa mantenuta, così si può sintetizzare la nascita del centro sportivo “Pino Daniele” sorto sulle ceneri dell’ ex Delphinia. Il passato però non ha più spazio nel presente dei cittadini di Caivano. Oggi il desiderio di riscatto è più forte di tutto, la collettività vuole vivere lo sport, la vita associativa, la tanto decantata “normalità”.

Con quest’azione, lo Stato attraverso i suoi rappresentanti ha dato un esempio di un lavoro svolto rapidamente, dedicando il centro a Pino Daniele, che più tra tutti simboleggia l’emblema di una Napoli che resiste. Non dimentichiamo la celebre canzone “Lazzari Felici”, probabilmente chi ha scelto questo nome si è ispirato ad essa. 

Perché è così importante il Centro Pino Daniele?

Oltre ad aver restituito alla città di Caivano un bene inestimabile, il centro è l’esempio di un modello efficiente. L’intervento effettivamente è esemplare, dato che i lavori sono cominciati solo lo scorso novembre. Sono stati riqualificati 20 campi sportivi, con la posa di 1.200 mq di superfici interne e 8.600 mq di pavimentazioni esterne, su cui potranno essere giocati fino a 44 sport diversi.

Cinque mesi nei quali hanno lavorato 400 persone, praticamente tutte di origine campana. Il risultato finale è un centro sportivo non per ma dei cittadini. Più di 44 discipline sportive differenti praticabili, 20 campi sportivi oltre a 4 progetti di arte partecipata con oltre 100 ragazzi. Sport popolare e accessibile all’aperto come strumento di diffusione di sani stili di vita e cura del benessere fisico, psicologico e personale dell’individuo. Cultura, arte e creatività come elementi fondanti delle comunità e del territorio. L’idea è quella di fornire un’identità precisa nella quale il playground, lo skatepark, lo street soccer, il parkour saranno accessibili a tutti. Un contenitore creativo e valoriale capace di attirare ed interagire con la Gen Z e con tutti gli appassionati.

Avviare un dialogo continuativo con il target usando lo sport come mezzo per generare senso di comunità, aggregazione ed inclusività. Trasformare lo spazio in una scatola magica di eventi e tempo libero dove giovani e cultura urbana possano incontrarsi e vivere differenti attività.

Dopo cinque mesi di lavoro, pensare allo stato di abbandono della struttura e riguardarla oggi, fa un certo effetto. Per questo motivo, Don Maurizio Patriciello, al quale va il merito di aver denunciato, attivato i canali giusti, mettendoci la faccia e in alcuni casi rischiando la vita, ha esclamato: “O vveco e nun ‘o crero”. Perché effettivamente era quasi impensabile che in poco tempo si potesse realizzare ad hoc un centro polivalente, ma soprattutto era quasi impossibile pensare che la politica mantenesse le sue promesse!

Invece è stato così. Non si tratta di una presa di posizione, ma di un dato di fatto, per la prima volta le istituzioni politiche non vengono meno ai patti, e l’opera in sé può essere valutata anche dal punto di vista economico e sociale.

Gli attori sociali

Va ricordato però chi sono gli attori sociali intervenuti in questo progetto. Per la gestione e l’esecuzione dei lavori sono stati chiamati i militari del Genio, cui è poi subentrata in prima persona Sport e Salute per l’installazione degli impianti, forniti in parte dalle aziende a scopo benefico; con un costo, comunque, di oltre 9 milioni di euro. Il centro ha aperto immediatamente, bypassando tutta la procedura burocratica delle gare d’appalto, perché la gestione è stata affidata alle Fiamme Oro della Polizia di Stato.

Quindi niente ricerca di fondi e contributi, passaggi burocratici per incarichi (la proposta di progettazione gratuita da parte di importanti Studi professionali è stata respinta), complesse procedure di appalto, selezione di possibili gestori: nessun altro intervento, seguendo un percorso ordinario, potrebbe essere svolto con la stessa celerità.

Questo spiega il motivo per cui tale sistema di lavoro ha permesso di sviluppare un know how efficace, che potrebbe fungere da modello per analoghe situazioni, quindi nuovi progetti e nuove costruzioni. 

Le dichiarazioni

Alla cerimonia di inaugurazione, con la presenza della Presidente del Consiglio, Giorgia Meloni, il Presidente di Sport e Salute, nel suo intervento dinanzi ad una platea che vedeva tra gli altri anche il Ministro per lo Sport e i Giovani, Andrea Abodi, il Ministro dell’Interno, Matteo Piantedosi ed il Sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, Alfredo Mantovano, ha esordito in maniera lapidaria: “Signor Presidente, lo avevamo promesso e lo abbiamo fatto. Restituiamo a Caivano il Centro sportivo nei tempi previsti, mantenendo la parola data il 31 agosto dello scorso anno, quando Lei – ha detto Mezzaroma rivolgendo al Presidente del Consiglio – ha riposto la fiducia Sua e del Governo in Sport e Salute affidandoci il compito di far rinascere questo centro sportivo. Un modello scalabile e replicabile che oggi da qui parte per “illuminare” altre aree del territorio nazionale”.

Ora la palla passa ai cittadini di Caivano

“Ora la palla – ha concluso Mezzaroma – passa ai cittadini di Caivano: questo parco e questo centro sportivo appartengono a loro. Starà a loro, adesso, viverli, amarli e proteggerli come un bene prezioso che appartiene a tutti loro”. Il “modello Caivano” potrebbe diventare un esempio virtuoso per tutta la nazione e forse in questo modo, finalmente, potremmo metterci alle spalle le vecchie etichette che tutti noi conosciamo benissimo. Quindi non dobbiamo dimenticare questa frase: La “palla ora passa ai cittadini”. Sta a noi saper giocare con i valori giusti e la squadra vincente. 

A concludere la Premier Giorgia Meloni: «A Caivano, lo Stato e le istituzioni sono stati chiamati da un cittadino a rendersi conto di un problema, hanno proposto una soluzione, hanno fatto un annuncio che non è caduto nel vuoto ma è diventato un fatto che i cittadini possono vedere, toccare, vivere. E questo vuol dire accendere una speranza e vuol dire farlo in territori nei quali troppo spesso le istituzioni hanno pensato che di speranza non potesse essercene. È un messaggio molto potente».

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