La telefonata di Papa Francesco a don Maurizio e la cattiva politica…

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Qui ad Atene il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi e per questo viene chiamato democrazia.  ( Pericle….. Tucidide)

di Costantino Giuseppe – socialista non pentito

Papa Francesco, con una iniziativa degna di apprezzamento, ha telefonato a don Maurizio per esprimergli la sua vicinanza e di tutti gli uomini di buona volontà per le  minacce subite ancora una volta. In verità non si tratta solo di una scontata solidarietà, ma di una precisa condanna e scelta di campo contro quei poteri occulti o palesi che operano a danno del Sud e dell’operato solidale e cristiano della Chiesa. 

Una riflessione critica sull’operato di don Maurizio e il  tanto risentimento in chi si sente minacciato dalla sua opera pastorale permette di  scoprire cose interessanti e che fanno capire che quanto accaduto a Caivano non è casuale, ma frutto di una politica facilmente riconoscibile e dannosa per Sud in generale e del nostro paese in particolare.

E’ indubbio che la Campania Felix fino agli anni sessanta fosse sostanzialmente ricca di potenzialità e lasciava ben sperare nel proprio avvenire. Esisteva ancora una fiorente economia agricola che permetteva va ai caivanesi di vivere senza patemi o affanni particolari. Esisteva un paese in cui ancora si viveva in modo sano e lontano da pericoli per la salute,  e che grazie alla presenza delle vasche di macerazione della canapa favoriva la  guarigione a  molti non caivanesi a guarire dalle malattie respiratorie.

Nessuno conosceva cosa fosse la camorra e i  caivanesi erano soliti dire che se Milano aveva le fabbriche, Napoli e Caivano avevano il sole e l’aria pulita. Niente tumori e poche malattie, anche se il lavoro scarseggiava.  Insomma una situazione tra luce ed ombre fotografata dallo storico Gabriele De Rosa quando venne a tenere una famosa conferenza al circolo Leopardi sulle condizioni del mezzogiorno. Fu lui a dirci che l’economia agricola era in via di superamento e che l’industrializzazione avrebbe portato notevoli cambiamenti nelle condizioni di vita dei cittadini di Caivano.

Purtroppo tale avviso di pericolo non fu compreso dalla classe dirigente che in buona fede permise che lo sviluppo industriale si realizzasse senza nessun ostacolo o condivisione degli obbiettivi propri di una industrializzazione selvaggia che mirava a localizzare a Sud fabbriche decotte per ottenere sostegni dal governo. Fummo in pochi quelli che, pur non opponendosi alla creazione della zona industriale, volevano che i centri decisionali fossero allocati al Sud e che i profitti delle attività fossero impiegati per lo sviluppo del Sud.

Purtroppo il Leopardi era solo un circolo giovanile e anche le denunce di Peppe Crispino restarono inascoltate. Gli interessi degli industriali del Nord prevalsero con risultati disastrosi per il Sud in generale e Caivano in particolare. La logica del massimo del profitto fece di Caivano una terra di nessuno e chi si opponeva a tale disegno calamitoso fu relegato ai margini della vita sociale e politica. Insomma chi si ostinava a lottare per la salvezza del paese fu,  prima l’emarginato e poi messo in condizione di non nuocere.

Il potere politico era saldamente nelle mani di una classe di notabili che non vedeva al di la del naso e tutto fu permesso senza lamenti a grida di dolore oltre quelle di pochi intellettuali che non riuscivano a farsi sentire. Poi ci fu il braccio armato  della camorra che con le minacce e azioni intimidatorie si poneva di fatto al servizio di chi aveva interesse a devastare il territorio.

Fu la fine della libera partecipazione alla vita democratica e la morte dei liberi confronti del passato. Quando l’industrializzazione selvaggia individuò nella terra di lavoro il luogo in cui sversare i rifiuti tossici nacque e si estese a dismisura la terra dei fuochi, che procurò e procura danni gravi alle produzioni agricole e morti eccessive di cancro in una popolazione incolpevole e indifesa.  

Inoltre a seguito del terremoto dell’81, ad appesantire una situazione già insostenibile, seguì la costruzione e  l‘insediamento, del Parco Verde con tanti immigrati espulsi dalla città di Napoli. Fu una scelta urbanistica e sociale scellerata che  concentrava  in uno spazio ristretto la plebe napoletana che, senza lavoro e mancanza di prospettive di sviluppo, si trasformò in un enorme serbatoio di raccolta di forza lavoro per le associazioni malavitose che operavano nel territorio. Nessuna iniziativa per promuovere l’integrazione di questi nuovi cittadini di Caivano e nessuna partecipazione degli stessi alla vita del paese fu pensata o attuata.

Insomma il Parco Verde nell’immaginario collettivo er solo un serbatoio di voti da utilizzare per la conquista del potere locale. Insomma spuntò un’isola nell’isola insieme ad una zona franca in cui il delinquere era una normalità che permetteva il proliferare di affari mediante la trasgressione e il delinquere.  Era cominciata una realtà tremenda che si concretizzava proprio quando si avevano perdite importanti nella società civile.

Infatti era morto Peppe Crispino, politico ed educatore di primo piano ed il circolo Leopardi era in declino per la fuoruscita dei suoi rappresentanti più significativi. Inoltre anche il nuovo centro studi Kennedy, presto si sciolse malgrado gli innegabili successi,  perché i suoi rappresentanti più autorevoli dovettero emigrare  in cerca di lavoro. L’amministrazione del paese fu pesantemente condizionata dalla presenza inquietante della camorra e il disimpegno delle energie migliori fu la regola e non più una eccezione. In tale vuoto di potere si sviluppò il saccheggio del territorio e la fine della partecipazione convinta delle nuove generazioni alla vita politica.

Quindi fu facile realizzare anche a Caivano il piano del trattamento dei rifiuti di Bassolino e dei suoi seguaci.  Caivano divenne una discarica a cielo aperto con l’allocazione delle ecoballe mai più rimosse e il diffondersi dei roghi tossici divenne la norma. Contro tale stato di cose si levò la voce di don Patriciello che cominciò a denunciare  lo sviluppo incontrollato dei fuochi tossici e le tante morti incolpevoli di tanti cittadini vittime dell’azione criminale della malavita organizzata e non.

Non bastò e inmalavita si rese necessario insediare a Caivano una nuova compagnia di carabinieri. Purtroppo però  e malgrado ciò, Caivano resta  un dormitorio per i meno abbienti  e a nulla vale la presenza  della nuova compagnia di carabinieri,  per cui nessuno ormai spera in un futuro migliore.

Quindi a Caivano si continua a morire di tumore e si vive in uno stato di subordinazione nei confronti dei poteri malavitosi. Don Patriciello continua nella sua azione pastorale con discreti risultati che pur non essendo decisivi comunque disturbano il potere malavitoso. Anzi sembra che i nuovi insediamenti delle forze di polizia e l’uso di nuovi strumenti atti ad individuare e neutralizzare ulteriori pericoli siano ritenuti molesti per la camorra che ha deciso di agire contro un  prete scomodo e coraggioso. perciò è necessario che la società civile si svegli e faccia sentire la propria voce se continua il perdurare di  di una incapacità di governo dell’attuale giunta comunale in tutt’altre faccende affaccendata.

Si oppone il nostro parroco del Parco Verde?

Bisogna accompagnarlo in tale azione purificatrice

 Grazie a lui c’è la compagnia di carabinieri ed il prossimo uso dei droni nel controllo del territorio.

Il parroco del Parco Verde non deve restare solo e il Papa con la sua telefonata ha fatto una scelta di campo. Don Maurizio non è solo in questa sua azione che non è più disperata.

Il Papa è con lui e il mondo cattolico deve mobilitarsi.  La telefonata del Papa è un invito a continuare a battersi per la salvezza di Caivano e vale per il parroco e per noi. I caivanesi lo seguiranno? E l’attuale maggioranza delle porte girevoli saprà lasciare da parte l’ormai eterna e inutile ricerca di poltrone per dedicarsi a una efficace lotta al malaffare? Speriamo di si! Caro sindaco Enzo Falco, tu che sei nipote del sindaco Bianco, espressione  dei braccianti e degli esclusi dei primi del novecento, prova a fare il necessario per rendere vivibile un paese stremato e in agonia Ti prego Caivano ne ha bisogno!  

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